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Incontri ravvicinati del terzo tipo compie quarant'anni: ecco 5 curiosità!
Incontri ravvicinati del terzo tipo compie quarant'anni: ecco 5 curiosità!
sabato 22 luglio 2017 alle 22:32

Nel 1977 Steven Spielberg è un giovane regista sulla cresta dell’onda, reduce dal clamoroso successo de Lo squalo, pellicola che ne ha definitivamente consacrato le qualità e il talento. La carriera di Spielberg ha generato negli anni titoli sicuramente più noti al grande pubblico, da E.T. – L’Extraterrestre a Jurassic Park, ma il film che probabilmente racchiude meglio la poetica profonda e il fascino intrinseco del suo cinema è Incontri ravvicinati del terzo tipo.

A quarant’anni dalla distribuzione in sala del film, ripercorriamo alcune curiosità che riguardano uno degli esempi più belli della fantascienza sul grande schermo.

– Iniziamo dal titolo. Incontri ravvicinati del terzo tipo (in originale Close Encounters of the Third Kind) si riferisce alla denominazione del ricercatore ufologico Josef Allen Hynek per classificare gli avvistamenti extraterrestri. La classificazione del terzo tipo riguarda il contatto tra gli esseri umani e gli alieni. Lo stesso Hynek lavorò come consulente per la produzione e comparve in un cameo, interpretando l’uomo che fuma la pipa mentre osserva l’arrivo degli UFO.

– Da un vero ufologo al personaggio nel film. Per la produzione fu assai complicato rintracciare l’attore adeguato al ruolo. Con qualche sorpresa venne scelto il maestro della Nouvelle Vague, François Truffaut, alla sua seconda interpretazione in carriera in un film non da lui diretto. Si racconta che Truffaut fosse spesso nervoso e agitato per il ruolo, non troppo convinto della parte assegnatagli. Spielberg non ebbe molta fortuna nemmeno con il protagonista, Roy Neary. Il ruolo venne rifiutato da diversi nomi di spicco come Al Pacino, Jack Nicholson e Gene Hackman. Alla fine la parte venne assegnata a Richard Dreyfuss, già diretto da Spielberg ne Lo squalo.

Incontri ravvicinati del terzo tipo divenne una pietra miliare nel genere fantascientifico, in particolare in quel filone dedicato al rapporto della razza umana con quella aliena. A colpire in modo particolare la critica fu l’insolito happy ending causato dalle intenzioni pacifiche degli invasori, intenzionati ad entrare realmente in contatto con gli uomini senza scopi distruttivi. Inoltre il film inizialmente avrebbe dovuto avere una trama completamente diversa, ispirata persino al caso-Watergate.

– Per la location dell’abitazione di Neary la produzione del film acquistò la casa, pagandola 35.000 dollari per rivenderla a riprese finite a 50.000 dollari. La motivazione principale era legata alla possibilità di poter usufruire della casa a proprio piacimento e in questo caso l’investimento si rivelò sensato, grazie alla piccola plusvalenza creata dalla rivendita. Ma come in ogni cult che si rispetti, anche Spielberg ebbe qualche intoppo con le location, e per la scena dell’astronave dovette trovare un hangar postbellico abbandonato in Alabama.

– Una delle curiosità più divertenti riguarda il bambino sul set, Cary Guffey, giovanissimo interprete di soli tre anni del personaggio di Barry Guiler. Per poter avere da Cary le reazioni più spontanee e sincere, Spielberg invitò alcuni membri della troupe a travestirsi da pagliacci e gorilla. La reazione spaventata del bambino alla loro vista era poi compensata negli attimi successivi, quando scoperti i volti, il bambino poteva riconoscerli e improvvisamente sorridere.

Articolo di Davide Sica