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Punisher 2: un mosaico imperfetto

Al termine della prima stagione di Punisher abbiamo lasciato Frank Castle nell’atto di compiere la sua vendetta su Billy Russo, scaraventando diverse volte il suo viso contro uno specchio al luna park, sfigurandolo completamente. O almeno, l’intenzione era quella, per introdurre quella che è a tutti gli effetti la nemesi del Punitore: Jigsaw. O Mosaico, che dir si voglia. I pezzi da assemblare sono molti, e il volto è l’ultimo dei problemi di Russo, che non ricorda nulla del suo passato, ma viene tormentato da un teschio che gli si presenta in sogno accompagnando le sue notti di incubi. La seconda stagione di Punisher può iniziare.


“Sometimes you gotta fight, kid”


Mosaico, dunque. Pezzi sparsi, che vengono dati pian piano allo spettatore per comprendere quale sia il piano di insieme: Punisher contro Jigsaw? E chi è il misterioso e criptico personaggio che uccide per motivi religiosi? Tante domande, tanti potenziali spunti che si perdono in moltissime – e ben fatte – sequenze d’azione che lasciano poco spazio all’introspezione. Non necessariamente un male, se  si cercano sangue, spari ed esplosioni, ma in 13 ore si fatica a trovare un approfondimento serio di argomenti importanti, anche se non mancano comunque alcuni dialoghi interessanti sul bene e il male, sulla religione, sulla colpa e su quanto sia labile il confine tra le azioni di Castle e quelle di Russo. Entrambi uccidono, ma dove sta la differenza? Restano comunque argomenti già trattati in maniera ben più efficace in Daredevil, per esempio, ombra ingombrante sotto cui Punisher fatica a stare, a differenza di quanto fatto in precedenza, perché la prima stagione offriva maggiori scenari, sottotrame migliori, il passato di Frank.


“Sulla mia faccia c’è tutto quanto di sbagliato io abbia fatto”


Se il protagonista (Jon Bernthal) è perfetto, impeccabile nell’essere antieroe dalla calma apparente, sempre pronto a esplodere di rabbia e violenza, ciò che lascia perplessi è proprio il villain. Il paradosso è che probabilmente Punisher è stato un villain – benché solo apparente – più convincente contro Devil di quanto ora Jigsaw non lo sia contro di lui. Ed è un peccato, perché non si ha mai la sensazione che Castle si trovi davvero in difficoltà: succede solamente una volta, ed è infatti una delle sequenze migliori (anche a livello tecnico ed estetico) dell’intera stagione. Ben Barnes è stato più convincente come il doppiogiochista Russo che come sfigurato e psicotico Jigsaw, pieno di cliché e di déjà-vu dal mondo dei supereroi. Si tenta la strada del recupero della memoria, dell’introspezione, ma è un percorso che solo parzialmente riesce a convincere.


Resta quindi una sensazione di occasione sfruttata solo a metà, di ottime potenzialità non sviluppate all’altezza delle aspettative. Si tratta comunque di un intrattenimento sopra la media, nel suo genere, l’azione non manca ed è ben orchestrata, ma il mosaico dà la sensazione di essere incompleto, ed è un vero peccato.


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