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Workshop Clint Eastwood: i vostri elaborati
Workshop Clint Eastwood: i vostri elaborati
domenica 10 febbraio 2019 alle 17:46

Al termine del nostro workshop su Clint Eastwood, abbiamo chiesto ai partecipanti di scrivere una loro analisi relativa al cinema del grande regista e attore americano. Ecco le più interessanti:

 

Katia Brega

Innamorarsi o amare? Vivere o sognare?

I ponti di Madison County di Clint Eastwood: https://youtu.be/hvkuykqphEs

La scena della maniglia del furgoncino ha fatto piangere mezzo mondo. In quel gesto abbozzato e mai portato a termine c’è l’idea del sogno che il cinema porta con sé. Questa scena infatti non fa solo commuovere, ma fa anche sognare con quel “What if… ?”. Cosa sarebbe successo se Francesca avesse lasciato marito e figli e fosse fuggita con l’affascinante quanto sconosciuto fotografo giramondo? Gli artisti sono spesso egocentrici, egoriferiti e a volte pure egoisti, narcisisti, ma è facile immedesimarsi nella stanca e annoiata casalinga di periferia, interpretata da una Meryl Streep in stato di grazia, che ha un marito assente anche quando c’è. Un brav’uomo che pensa a lavorare, a mantenere la propria famiglia come gli è stato probabilmente inculcato dal padre e dalla società circostante. Quanto potevano conoscere l’uno dell’altra Robert e Francesca in pochi giorni fuori dalla realtà? Una “vacanza”, senza doveri e responsabilità, senza la quotidianità che mette a dura prova anche le coppie più solide. Un discorso che si può applicare anche ad altri film, come per esempio Prima dell’alba con Julie Delpy ed Ethan Hawke. Anche lì il poco tempo a disposizione era sufficiente per conoscersi abbastanza da innamorarsi… ma lì, grazie ai due seguiti, la realtà irrompeva con prepotenza nel sogno e la quotidianità tornava a richiedere la sua parte di impegno costante. Forse una delle peculiarità dell’arte narrativa, e del cinema nello specifico, è proprio quella non solo di farci sognare, ma anche quella di suggerirci di trasformare in realtà quello che vediamo sullo schermo o di allontanarlo da noi, perché vorremmo essere il contrario degli esempi di umanità mostratici nel buio della sala. In latino si dice “delectare docendo”: la letteratura e ogni storia raccontata con ogni mezzo hanno spesso in sé una morale, più o meno nascosta, che aiuta a riflettere su sé stessi e sul mondo contemporaneo. Sta a noi, dopo aver sognato, riso, pianto, farla nostra anche nella realtà.

 

Corinne Naldi

Gran Torino

Kowalski è un anziano signore reduce della guerra di Korea che ha appena perso la moglie e vive di conflitti: con i suoi figli, con i vicini coreani che disprezza, con la religione che lo pone ripetutamente davanti a dubbi che non sa affrontare, col senso di giustizia che lo spinge a guardare oltre i suoi pregiudizi. In una delle ultime scene di Gran Torino in soli 2’40” troviamo diverse scelte registiche e tematiche care a Clint Eastwood. In quello che sembrava essere il suo addio al grande schermo, per lo meno nelle vesti di attore, ci ripropone un’atmosfera serale, cupa che lo avvolge e quasi lo nasconde in cui appare di schiena, a destra di un’inquadratura quasi totalmente fissa. La sua figura  immobile davanti alla casa dei teppisti, prima  di spalle e poi di fronte in uno scambio alternato  per due volte, dal basso verso l’alto, comunicandoci così tutta  la sua potenza, la sua determinazione a voler fare giustizia, rimettere ordine, rieducando gli altri, soprattutto i giovani, a cosa è giusto e a cosa è sbagliato a scapito di una religione che ancora una volta tenta di farlo dubitare, ponendolo davanti a dilemmi importanti come quello di decidere di porre fine  alla propria vita così come a quella di una giocatrice di pugilato ormai paralizzata, che glielo chiede. Kowalski si reca a casa dei ragazzini senza futuro che hanno perseguitato il giovane coreano suo vicino e violentato la sorella, li sfida e li condanna col solo gesto di estrarre una pistola mostrando invece, come già successo in altri suoi film, solo la mano che mima la pistola. I nemici pensando a una pistola vera reagiscono con spari veri, Kowalski cade all’indietro delineando col suo corpo una croce. I vicini sono testimoni dell’omicidio di un uomo inerme, Kowalski è riuscito nella sua missione, si è sacrificato in nome della giustizia, ha riportato l’ordine.

Articolo di Redazione