Isao Takahata, maestro da riscoprire

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I film del Festival li scegli Tu!

Interattività e confronto aperto: anche questo è LongTake Interactive Film Festival! Il pubblico è protagonista e ha la possibilità di votare esprimendo la propria preferenza sui film da inserire in cartellone, scegliendo tra tanti titoli che hanno fatto la storia del cinema: non solo Isao Takahata, protagonista del sondaggio che vi proponiamo qui di seguito (ma anche Miloš Forman, Ingmar Bergman e alcuni titoli cult del ’68 cinematografico)!

Un’occasione imperdibile per far sentire la tua voce: vota subito, a te la scelta
[I sondaggi chiuderanno sabato 2 giugno alle 20.00]!

 

Isao Takahata, maestro da riscoprire

  • La tomba delle lucciole (44%, 56 Votes)
  • Only Yesterday (30%, 39 Votes)
  • La storia della principessa splendente (20%, 25 Votes)
  • Pom Poko (4%, 5 Votes)
  • My Neighbours the Yamadas (2%, 3 Votes)

Total Voters: 128

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Ci ha lasciati da poco il maestro Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli e regista d’animazione purtroppo spesso sottovalutato. Muovendosi tra la favola e la cruda e spietata realtà, Takahata ha saputo toccare corde emozionali profonde.

A voi la scelta tra cinque suoi imperdibili lavori!

 

MY NEIGHBOURS THE YAMADAS (HŌHOKEKYO TONARI NO YAMADA-KUN, 1999)
Piccole e divertenti avventure della famiglia Yamada: i genitori Matsuko e Takashi, la nonna Shige, I figli Noboru e Nonoko, il cane Pochi. Primo film Ghibli animato digitalmente, è un’opera che richiama le strisce di fumetti cui è ispirato. Comicità quotidiana, riscoperta dei piccoli gesti intimi e delle dinamiche familiari coinvolgono lo spettatore, che si affeziona alla piccola grande filosofia della famiglia Yamada.

ONLY YESTERDAY (OMOHIDE PORO PORO, 1991)
1982. La ventisettenne Taeko fugge dalla vita di città per andare in campagna ad aiutare i raccoglitori di cartamo. Durante il viaggio, ricorda l’infanzia degli anni ’60, i primi coinvolgimenti sentimentali, le amicizie, la famiglia. A rendere originale e unica l’opera di Takahata è un tratto intimista raro nel mondo dell’animazione. Semplice e commovente, drammatico ma divertente, è tra le opere più memorabili della filmografia dell’autore. 

POM POKO (HEISEI TANUKI GASSEN PONPOKO, 1994)
Varie tribù di procioni dai poteri magici si uniscono nella lotta terroristica contro gli uomini che minacciano di abbattere la loro foresta. La fiaba di Takahata riprende temi cari allo Studio Ghibli: l’amore per la natura, la lotta contro chi vuole distruggerla, in particolare contro gli uomini, raramente figure positive. Il regista libera tutto il suo talento visionario entrando nel campo della fantasia, dietro la quale si legge un messaggio nostalgico ed ecologista, intriso di simbolismo. 

LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE (KAGUYAHIME NO MONOGATARI, 2013)
Un anziano tagliatore di bambù trova in una pianta una minuscola principessina. Decide di allevarla insieme alla moglie: la bambina diventa presto una splendida fanciulla e i genitori adottivi la crescono come se fosse una nobildonna di città. Delicata poesia in bilico tra fiaba e sguardo storico, La storia della Principessa Splendente contiene una lucida analisi sulla figura femminile in un’epoca in cui non esisteva individualità e la donna era considerata un oggetto ornamentale. Il tratto acquerellato che riprende la tradizione nipponica è il valore aggiunto di un’opera raffinata e affascinante.

LA TOMBA DELLE LUCCIOLE (HOTARU NO HAKA, 1988)
Durante la Seconda guerra mondiale, Seita e Setzuko perdono la madre a causa dei bombardamenti mentre il padre è arruolato in marina: la vita sarà molto dura per loro. Colpisce la delicatezza poetica con cui Takahata riesce a dipingere gli orrori della guerra, teatro delle vicende dei due piccoli protagonisti. Sfuggendo ogni retorica, il regista racconta la distruzione atroce del conflitto mondiale, leggendone la sofferenza negli occhi dell’innocenza, negli occhi dei bambini.

 

Ecco tutti i sondaggi del LIFF 2018! – I film li scegli tu! 
Omaggio a Ingmar Bergman nel centenario della nascita
Omaggio a Miloš Forman
Cinquant’anni dal ’68
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