“ZAMA” DI LUCRECIA MARTEL

Nel XVII secolo l’ufficiale sudamericano Don Diego Zama (Daniel Giménez Cacho), per volere della Corona Spagnola, si ritrova confinato in Paraguay. Vive isolato dal resto del mondo, lontano dagli affetti, a caccia di una promozione che tarda ad arrivare: per mettere fine a quella che è a conti fatti una prigionia forzata, Zama si avventurerà in una pericolosa missione nelle terre abitate dagli indiani.
Lucrecia Martel, la regista de La Ciénaga (2001) e La niña santa (2004), racconta di una stasi vissuta in prima persona in questo dramma coloniale dai contorni misteriosi ed elusivi e permeato da un disarmante senso di impotenza, in cui le pulsioni del protagonista si inabissano nei meandri di una messa in scena rigorosa, minuziosa, tutta in sottrazione. Un film dal tono realistico ma dalle implicazioni illusorie, quasi oniriche, che guarda alla lezione di maestri come Manoel De Oliveira e Raoul Ruiz. Prodotto da Pedro Almodóvar, Gael García Bernal e Danny Glover.