Diane
Diane
2018
Paese
Usa
Genere
Drammatico
Durata
95 min.
Formato
Colore
Regista
Kent Jones
Attori
Mary Kay Place
Jake Lacy
Estelle Parsons
Andrea Martin
Deirdre O'Connell
Diane (Mary Kay Place) vive da sola, si prende cura degli altri e mette se stessa sempre in secondo piano. Va tutti i giorni a trovare sua cugina in ospedale, ma la sua massima preoccupazione è per il suo unico figlio, Brian (Jake Lacy), nuovamente vittima della tossicodipendenza. Noto per aver diretto documentari importanti inerenti alla storia del cinema come Hitchcock/Truffaut (2015) e (insieme a Martin Scorsese) A Letter to Elia (2010), Kent Jones firma il suo primo film di finzione, raccontando una storia profondamente immersa nelle atmosfere della provincia americana. Siamo in Massachusetts e quella che ci troviamo di fronte è una storia di tanti addii, con protagonista una donna ormai avviata verso il tramonto dell’esistenza, che non vuole rassegnarsi ai problemi degli altri e finisce per non accorgersi di quelle che sono le sue difficoltà. Non sempre particolarmente pregnante nella prima parte, anche per alcune situazioni eccessivamente forzate da un punto di vista drammaturgico, il film cresce alla distanza, diventando più fluido e credibile, soprattutto nei dialoghi che mette in campo. È proprio l’ultima conversazione tra Diane e suo figlio a risultare la più incisiva in assoluto, anche perché riguarda il tema del perdono e del passato, due fantasmi che aleggiano in una storia in cui la morte è spesso protagonista. Quello di Diane è un delicato e intimo percorso esistenziale verso la fine, con la sua storia che svanisce progressivamente davanti ai propri occhi come fosse una semplice spettatrice di fronte al film della vita. Eccellente performance di Mary Kay Place nel ruolo che forse verrà ricordato come il più significativo della sua carriera. Nonostante alcuni momenti altalenanti, è un film che rimane dentro, anche grazie a questa notevole prova d’attrice. Vincitore di tre premi al Tribeca Film Festival 2018, tra cui quello come miglior lungometraggio di finzione.
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