La locandina del film "120 battiti al minuto"

120 battiti al minuto

120 battements par minute

Una scena di "120 battiti al minuto"

Parigi, primi anni '90. Combattendo la disinformazione e l'indifferenza generale con azioni di pacifica protesta, il movimento Act-Up raccoglie gruppi di ragazzi affetti dal virus dell'HIV al fine di sensibilizzare la popolazione riguardo la drammatica diffusione dell'AIDS. Nathan (Arnaud Valois), nuovo membro del gruppo, è sempre più coinvolto nella causa, grazie soprattutto all'intima vicinanza di Sean (Nahuel Pérez Biscayart), uno dei militanti più radicali.

Regista, sceneggiatore e montatore francese, Robin Campillo, al suo terzo lungometraggio, ha realizzato un dramma di impegno civile che parte dalla descrizione di un preciso momento storico/culturale per poi concentrarsi sul rapporto tra i due protagonisti. La nobile causa dell'organizzazione internazionale Act-Up (AIDS Coalition to Unleash Power) fondata a New York nel 1987, i cui membri affrontano il proprio tragico destino con il dialogo e il reciproco sostegno, diventa lo scheletro necessario per affrontare un discorso che vuole abbattere ogni forma di discriminazione ma, ancor prima, una insostenibile cecità di massa. Campillo, che ha contribuito alla scrittura di numerosi film del collega Laurent Cantet, tra cui La classe – Entre les murs (Palma d'oro a Cannes 2008), rifiuta ogni tipo di soluzione retorica attraverso una solida sceneggiatura, verbosa ma mai pedante. Dopo una (fin troppo) lunga parte introduttiva con al centro scottanti dibattiti tra gli attivisti, la narrazione diventa sempre più intima, agli slogan di protesta e ai gesti plateali per ricevere una attenzione palesemente negata, anche a livello mediatico, si sostituiscono le fragilità individuali. L'ombra lunga della morte aleggia pesante, ma non può intaccare la battaglia per il diritto alla vita di una comunità fiera di combattere sempre a testa alta e di far sentire la propria voce (“Silence=mort"). Nonostante il non trascurabile limite di una durata inspiegabilmente oversize (140'), il film rimane un ritratto sincero e appassionante, che trova con il passare dei minuti una efficace quadratura. Grand Prix Speciale della Giuria e Premio FIPRESCI al Festival di Cannes.

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Dal 5 ottobre 2017

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