La locandina del film "7 uomini a mollo"

7 uomini a mollo

Le grand bain

Bertrand (Mathieu Amalric), un quarantenne depresso e un po' in crisi, riesce a dare finalmente un senso alla sua vita quando decide di entrare a far parte di una squadra di nuoto sincronizzato maschile. Per ognuno dei componenti, gli allenamenti rappresentano una valvola di sfogo e un rifugio sicuro. Insieme si sentiranno sempre più forti fino a voler puntare a un traguardo pazzesco: la partecipazione ai campionati mondiali di nuoto sincronizzato maschile!

L’attore Gilles Lellouche realizza una commedia corale, campione d’incassi in Francia, che s’ispira dichiaratamente al modello del cult britannico Full Monty – Squattrinati organizzati (1997). L’autore, per di più, dice di aver guardato all’individualismo esasperato e alla depressione latente e generalizzata della sua generazione di nati negli anni ’70 e in effetti il suo film è animato da uno spirito di gruppo e da una passione per la collettività del vivere e per il gioco di squadra che intende ergersi ad antidoto per tale paralisi. Gli interpreti sono decisamente in palla e l’atmosfera efficacemente sospesa tra brio e sotterraneo senso di rivalsa, tra naturalezza e simpatia senz'altro contagiosa ma non per questo non spigolosa, quando necessario. Il campionario umano che ne viene fuori è ottimamente servito da una scrittura ironica e piena di calore, centellinata con intelligenza tanto nei passaggi narrativi che nelle caratterizzazioni dei personaggi, ciascuno dei quali appare al servizio di un preciso modello antropologico. I momenti di compiacimento e di stanca non mancano, essendo il film qua e là sgraziato e imperfetto proprio come l’ansia di vita e di rivalsa degli uomini che mette in scena, ma il modello di commedia proposto è ammirevole per equilibrio di toni e per spessore complessivo. Menzione speciale per il padre riottoso e umorale interpretato da Guillaume Canet, che non teme di prendere sulle spalle il personaggio più sgradevole in assoluto, ma anche le presenze femminili, apparentemente di secondo piano, sono tutt’altro che figure di contorno. Colonna sonora di Jon Brion, con al suo interno tanti altri brani musicali per puntellare l’atmosfera anni ’80, e un prologo visivamente sfacciato e ammiccante, tutto fondato sui motivi del quadrato e del cerchio, alla cui sintesi viene affidata una precisa valenza filosofica. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2018.

Nei cinema

Dal 20 dicembre 2018

In TV

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