La locandina del film "L'altra donna del re"

Inghilterra, XVI secolo. L'aitante sovrano Enrico VIII (Eric Bana) sceglie come concubina Mary Boleyn (Scarlett Johansson), giovane figlia dell'ambizioso sir Thomas (Mark Rylance), preferendole dopo pochi mesi la sorella maggiore Anne (Natalie Portman). La rivalità tra le due donne e gli stravolgimenti interni alla nazione condurranno a un tragico epilogo.

Imbarazzante kolossal ispirato a un romanzo di Philippa Gregory e sceneggiato da Peter Morgan. La filologia storica è abbandonata in favore di amori, sesso e tradimenti: il regista Justin Chadwick trasforma le vicende che portarono alla spaccatura tra gli inglesi e la cristianità in una sorta di fotoromanzo patinato, esaltando il lato pruriginoso (la macchina da presa che indugia sui rapporti sessuali tra i protagonisti) e veicolando una psicologia femminile d'accatto («Impara ad ottenere ciò che vuoi dagli uomini, facendo credere che sono loro a decidere. Questa è l'arte di essere donna»). Banalità, inutili lungaggini, confezione impeccabile (la fotografia quasi pittorica di Kieran McGuigan) e senz'anima. Cast impacciato e monoespressivo, con una Kristin Scott Thomas (Elizabeth Boleyn) sprecata nel peggiore dei modi. Benedict Cumberbatch è William Carey, Juno Temple è Jane Parker. Musiche di Paul Cantelon.

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