La locandina del film "American Gigolo"
Una scena di "American Gigolo"

Gigolo di alto bordo per ricche signore a caccia di emozioni, il giovane e aitante Julian Kay (Richard Gere) si trova ingiustamente a essere il principale indiziato per l'omicidio di una delle sue clienti. Vittima di un complotto, verrà salvato da Michelle (Laureen Hutton), moglie di un influente senatore innamoratasi di lui.

Pellicola di culto che diede notorietà e fama internazionale a Paul Schrader, autore di un elegantissimo thriller costruito attorno alla figura di un edonista contemporaneo che incarna un'ideale superomistico di narcisistica bellezza apparentemente inattaccabile ma, in realtà, minata dai torbidi inganni nascosti sotto alla lussuosa patina che lo avvolge. Notevole nella descrizione di un ambiente basato sul potere del denaro, in cui gli interni impeccabilmente arredati sono esplorati da una regia sensuale e avvolgente che esalta la fisicità del corpo scultoreo di Julian Kay. Quando l'attenzione si sposta sullo svolgimento della vicenda, emergono le lacune di scrittura, l'approssimativa descrizione dei personaggi di contorno e, soprattutto, un premeditato happy ending che sgonfia l'eccellente tenuta stilistica della prima parte. Il prologo sulle note di Call Me di Blondie rimane una delle intro più belle degli anni '80. Richard Gere, dal passo felino e dalle magnetiche movenze, la cui classe innata è esaltata dagli abiti di Giorgio Armani, ha costruito un personaggio iconico entrato nell'immaginario collettivo. Fondamentali i contributi di John Bailey (fotografia), Giorgio Moroder (colonna sonora) e Ferdinando Scarfiotti (scenografia). Girato a Los Angeles, Beverly Hills, Palm Springs e Malibu. Vietato ai minori di 18 anni.

Nei cinema

In TV

In streaming