La locandina del film "Ammore e malavita"
Una scena di "Ammore e malavita"

A un killer senza scrupoli, Ciro (Giampaolo Morelli), sicario di Don Vincenzo (Carlo Buccirosso), viene attribuito l'incarico di uccidere un testimone. La persona in questione però è Fatima (Serena Rossi), il suo amore di gioventù...

Dopo il riuscito Song 'e Napule (2013), i fratelli Marco e Antonio Manetti, alfieri indiscussi del b-movie italiano e amanti conclamati di un cinema di genere che guarda dichiaratamente anche alle serie inferiori, approdano in concorso a Venezia con un'operazione che è l'evoluzione perfetta del film precedente, per immaginario e atmosfere. Se Song 'e Napule appariva più pirotecnico, teso com'era alla girandola esplosiva di colpi di scena e ribaltamenti da commedia degli equivoci, Ammore e malavita è il tentativo in apparenza più calcolato di mescolare romanticismo, umorismo e canzone napoletana in una cornice da musical: un salto in alto più ambizioso, ma anche un passo indietro rispetto al film del 2013 che vedeva protagonista assoluto Giampiero Morelli, di ritorno qui nei panni di un gangster partenopeo e attore feticcio dei registi. Nonostante l'ottima cura nella confezione, che trasuda intelligenza e anni e anni di sapiente artigianato, il film non ha infatti la medesima, contagiosa freschezza di Song 'e Napule ma non per questo gli mancano brillantezza e moltissimi momenti riusciti ed esilaranti. Un valzer di amore e pallottole, come suggerisce il titolo internazionale Love and Bullets, che presenta tanti personaggi sopra le righe e un'azzeccata gestione delle caratterizzazioni, mancando però l'armonia del disegno complessivo, molto sbalestrato a livello di ritmo, e non riuscendo a essere pienamente originale per quanto riguarda la creazione dei singoli brani musicali e le coreografie che li accompagnano (fatta eccezione per qualche sorprendete trovata macabra e ironica). La durata eccessiva non aiuta, mentre è calzante, in compenso, la sgrammaticatura stilistica tipica degli autori, che maneggiano la loro consueta estetica sciatta spingendola verso il kitsch e la sceneggiata pura e semplice, trasformando così il crime movie in farsa canterina. In parte, a livello linguistico e non solo, l'attrice romana Claudia Gerini nei panni di una moglie del boss sguaiata e sopra le righe, ma anche il resto del cast ha assi nella manica sufficienti per convincere. Tra i tanti intermezzi musicali anche una versione in napoletano di What a feeling, celeberrimo brano del film Flashdance (1983).

Nei cinema

In TV

In streaming