La locandina del film "Apocalypto"
Una scena di "Apocalypto"

Il giovane maya Zampa di Giaguaro (Rudy Youngblood) provvede al sostentamento della sua famiglia e ha una moglie che aspetta un bambino. Quando una tribù si fionda sul suo villaggio, massacrandone gli abitanti, Zampa di Giaguaro riesce a mettere in salvo i suoi cari, ma viene deportato per essere sacrificato al Dio del Sole. Il ritorno a casa, alla ricerca di una salvezza impossibile, si prospetta arduo e ricco di insidie.

L'enorme successo de La Passione di Cristo (2004), che aveva generato indignazioni e discussioni a non finire ma anche incassi a dir poco stellari, induce il regista Mel Gibson a realizzare un prodotto molto simile, per percorso produttivo e contrassegni stilistici: il suo approccio alla civiltà precolombiana è dunque prevedibilmente crudo, alla costante ricerca di un realismo spesso eccessivo e girato interamente nella lingua natia dei protagonisti, con annessi sottotitoli, per conferire una ulteriore parvenza di verità alle vicende narrate. Il titanismo e l'ambizione di Gibson tuttavia deragliano totalmente e Apocalypto risulta decisamente eccessivo e piuttosto fallimentare, da più di una prospettiva: esageratamente lungo, gratuitamente e inutilmente truculento con scene alle soglie dello splatter che sono mera ostentazione di verismo, violentemente frenetico oltre la soglia del consentito. Per non parlare dell'utilizzo confusionario e non sempre giustificato dei primissimi piani e delle soggettive. Sospeso tra spettacolarità e documentarismo, un blockbuster pretenzioso e arrischiato che fonde natura, avventura e tribalità, cui però non bastano i paesaggi e il gore per sopperire alle mancanze in sede di sceneggiatura. Gran parte del cast è composto da semisconosciuti attori messicani.

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