La locandina del film "Arca russa"
Una scena di "Arca russa"

Un misterioso personaggio senza nome si ritrova all'interno del museo Hermitage di San Pietroburgo all'inizio dell'Ottocento. A guidare il visitatore tra le sale del museo e del Palazzo d'Inverno è un diplomatico, il marchese Astolphe de Custine (Sergei Dontsov), chiamato l'europeo. I due si muovono attraverso le epoche della storia russa, incontrando Pietro il Grande, l'imperatrice Caterina II, gli zar Nicola I e Nicola II e i visitatori dell'Hermitage del terzo millennio.

Un unico piano-sequenza di quasi novanta minuti in cui lo sguardo in soggettiva della macchina da presa si muove fluidamente tra i corridoi del museo, percorrendo diverse epoche storiche in un viaggio metafisico e onirico. Sokurov analizza la grandezza della storia e della cultura russa, nonché la sua decadenza, con un tono appassionato e malinconico, commosso ma profondamente pessimista, in quanto la riflessione del regista si allarga all'intera Europa (significativamente incarnata dal diplomatico che accompagna il viaggiatore nel tempo), eccessivamente ancorata a una magnificenza ormai sfiorita e destinata a rimanere sospesa in una sorta di limbo, navigando in eterno lungo le onde della memoria e del tempo, confinata in un non luogo da cui non c'è scampo. Gli straordinari minuti finale, in cui tutti gli invitati al gran ballo si avviano all'uscita, sono emblema di un mondo in dissoluzione, fastoso ma al contempo autoreferenziale, consapevole di essere giunto al capolinea e pronto, probabilmente, all'oblio. Opera amara, nostalgica e visivamente strabiliante, accompagnata da una ricerca formale che punta a valorizzare le potenzialità del cinema sia come macchina spettacolare (coinvolti oltre tremila comparse, ventidue assistenti di regia e tre orchestre), sia come strumento di indagine della realtà e della storia, mostrando l'invisibile recondito nel visibile e valorizzando al meglio lo strepitoso potere evocativo delle immagini. In originale la voce del viaggiatore nel tempo è dello stesso Sokurov. Il film è stato girato in digitale con una videocamera Sony HDW-F900 realizzata appositamente: il video è stato registrato in formato non compresso su un hard disk speciale che poteva contenere fino a 100 minuti di filmato. Una delle vette espressive della settima arte del ventunesimo secolo.

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