La locandina del film "Le armonie di Werckmeister"

Le armonie di Werckmeister

Werckmeister harmóniák

GENERE:

Drammatico

NAZIONE:

Ungheria, Italia, Germania, Francia

Anno:

2000

Durata:

145 min

Formato:

b/n

Una scena di "Le armonie di Werckmeister"

Siamo in un piccolo centro abitato all'interno della pianura ungherese. Mentre un'eclissi di sole si appresta ad arrivare, compare in paese un circo costituito esclusivamente da un principe e una balena. Il primo, in particolare, si rivelerà una figura carica di oscure intenzioni. Il postino Janos (Lars Rudolph) si limita a osservare tutto ciò che accade intorno a lui, testimone coinvolto ma inerme.

Pietra miliare assoluta del cinema contemporaneo, nonché uno dei massimi punti di riferimento per tutti gli anni 2000, Le armonie di Werckmeister mette in scena, in termini allegorici e metaforici, un apologo pessimista ma profondamente poetico sugli uomini e il loro destino, trasfigurando le storture più atroci e i simbolismi più amari in pagine di grande cinema del sentimento, che nasconde un cuore evidentemente pulsante sotto la scorza apparentemente rigida generata dell'oltranzismo formale. Il villaggio del film, caratterizzato da scontri e ostilità, è prigioniero di una figura mostruosa ma reticente (il principe, invisibile ai più), che si macchierà di terribili delitti: un'evidente allusione ai regimi totalitari che hanno caratterizzato la storia del Novecento, dei quali il film di Tarr vuole ergersi a opera di denuncia, ma senza mai sbilanciarsi direttamente sul territorio del pamphlet, preferendogli semmai le nebbie, tutt'altro che consolatorie, del ricordo e della reminiscenza. L'enorme balena è invece chiaramente una traslitterazione in chiave unicamente negativa del Leviatano, animale biblico simbolo tra le altre cose della potenza di Dio («È incredibile come il signore si diverta a creare esseri così strani»), la quale, nonostante non si sottragga dal vessare gli uomini con un fatalismo spesso mortifero, non può che essere contemplata da occhi puri e ammirati con totale sospensione dell'incredulità, sotto il segno della paura e dell'abbandono. Girato in trentanove piani-sequenza, Le armonie di Werckmeister è un'opera che parla di un microcosmo scettico e impaurito, irretito e tramortito, caratterizzato da razzie e violenze, come in una delle scene in assoluto più memorabili della storia del cinema, recente e non: la devastazione di un ospedale per mano di un manipolo di uomini, durante la quale i malati vengono sradicati dai loro letti con ferocia silenziosa, mentre l'apparizione del corpo raggrinzito e scheletrico di un vecchio diventa un monito disperato a cessare le ostilità e deporre le armi. Il potere dell'immagine al grado massimo, grazie a sinuosi movimenti di macchina e al meraviglioso bianconero di Gábor Medvigy. Fondamentale il contributo delle musiche di Mihály Vig. Il titolo omaggia le teorie musicali del compositore barocco Andreas Werckmeister. Presentato al Festival di Berlino.

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