La locandina del film "Balsamus l'uomo di Satana"

In una campagna vive abbigliato in anacronistici abiti settecenteschi Balsamus (Bob Tonelli), venerato dalla popolazione perché, si dice, sia capace di grandi miracoli: guarigioni, gravidanze, deflorazioni certificate addirittura da presunti "diplomi".

Esordio al cinema di Pupi Avati (anche sceneggiatore con Giorgio Celli ed Enzo Leonardi), che apre così il percorso creativo della sua carriera capace di spaziare dal surreale all'horror, alternandoli spesso e di buon grado con la commedia. Ci sono già diversi ingredienti tipici del suo cinema: gli attori Gianni Cavina (nel ruolo di Alliata) e Bob Tonelli, l'ambientazione bucolica, il tema della resurrezione (che ritroviamo anche in Zeder del 1983). Peccato però che la totalità delle parti non vada molto al di là della mera sommatoria dei singoli ingredienti e che l'insieme delle suggestioni che il film offre, assortite approssimativamente e senza troppa cura, non riesca a fornire qualche ragione d'interesse in più rispetto alla semplice rivendicazione di una curiosa atipicità, che volendo si potrebbe catalogare sotto l'etichetta spuria di “grottesco agreste”. Fotografia di Franco Delli Colli.

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