La locandina del film "La battaglia dei sessi"

Bobby Riggs (Steve Carell) è una vecchia gloria del tennis mondiale in cerca di una nuova attenzione mediatica; Billie Jean King (Emma Stone) è la campionessa corrente, nonché femminista convinta. I due si sfideranno sul campo il 20 settembre del 1973 per quella che ancora oggi viene ricordata come "la battaglia dei sessi".

Dopo essersi affermati nel panorama indie con Little Miss Sunshine (2006) e Ruby Sparks (2012), la coppia di registi formata da Jonathan Dayton e Valerie Faris prova a cimentarsi con un pubblico più vasto e una grande produzione: La battaglia dei sessi è un film pensato su larga scala, forte dei nomi dei suoi protagonisti (Emma Stone e Steve Carell, più caricaturali e meno convincenti che altrove) e soprattutto di un tema molto caldo per gli anni più recenti. Le vicende sportive di Billie Jean King diventano la perfetta rampa di lancio per permettere agli autori di trattare l'uguaglianza dei diritti (qui intesa come uguaglianza dei sessi) e ricordare come ogni singola battaglia (mediatica o sociale che sia) debba prima di tutto essere vinta nella dimensione privata per poi poter essere accolta a livello collettivo. Se l'opera riesce a toccare le giuste corde nei momenti più intimi, raccontando la pressante crisi identitaria a cui gli sfidanti erano soggetti senza (quasi mai) scadere nel prevedibile, è proprio sul piano più popolare e "mainstream" che Dayton e Faris sembrano mostrare qualche perplessità, rifugiandosi in facili stereotipi e buoni sentimenti che non rendono giustizia a un racconto che sarebbe stato meglio approfondire con più cura e coraggio. Non si tratta di un film sportivo (le sequenze sul campo lasciano parecchio a desiderare) ma di un lavoro leggero e senza troppe pretese, capace di scorrere liscio senza però lasciare mai veramente il segno o un bagliore memorabile. La confezione generale è pensata su misura per puntare agli Oscar, nella maniera più facile e prevedibile: storia vera, tematica di spicco, attori parzialmente en travesti che interpretano personaggi realmente esistiti e morale rassicurante e conciliatoria di fondo.

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