La locandina del film "La bella vita"

Storia di Bruno (Claudio Bigagli), operario alle acciaierie ILVA di Piombino negli anni subito successivi al suo matrimonio con Mirella (Sabrina Ferilli). Una relazione che di felice ha soltanto l'inizio: lei s'innamora di Gerry Fumo (Massimo Ghini), presentatore tv, e tradirà il timido Bruno che, nel frattempo, viene messo in cassa integrazione dall'azienda e cerca una nuova strada lavorativa, mettendosi in proprio con dei suoi colleghi operai.

Debutto assoluto alla regia di Paolo Virzì, che con questo film vince il David di Donatello nel 1995 come miglior esordiente. Anche se lontano dagli schemi comici che lo renderanno popolare in seguito, fin da questo primo lungometraggio il regista dimostra di possedere un vivido sguardo per analizzare la realtà sociale del suo tempo. All'alba della Seconda Repubblica, Virzì, con Bruni e Piccolo alla sceneggiatura, colpisce per la grande fermezza nella descrizione dei personaggi, che tratteggia con empatia, dirigendo solidamente il suo cast. I suoi personaggi, uomini e donne appartenenti alla media borghesia, rimangono travolti dai problemi della vita quotidiana: mancanza di lavoro, instabilità sentimentale, sfiducia nel futuro. C'è da dire però che, se la pacatezza narrativa da un lato (positivo) esalta il realismo sano del racconto, dall'altro ne appesantisce il ritmo: il film diventa poco scorrevole e, spesso, la progressione degli eventi di questo dramma da camera all'ombra delle ciminiere è lenta e macchinosa. In ogni caso un'opera prima di rilievo, ma si poteva fare di più.

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