La locandina del film "Benedetta follia"

Roma. Guglielmo (Carlo Verdone), uomo di specchiata virtù e irreprensibile rigore morale, è il proprietario di un prestigioso negozio di arte sacra e indumenti per vescovi e cardinali. Quando la moglie Lidia (Lucrezia Lante della Rovere) lo molla nel giorno del loro venticinquesimo anniversario, per Guglielmo inizia una tragicomica avventura alla ricerca di se stesso. Giocherà un ruolo cruciale la travolgente Luna (Ilenia Pastorelli), ex spogliarellista di provincia che è riuscita a farsi assumere come commessa proprio nel negozio di Guglielmo...

Grazie a una scrittura capace di entrare nelle maglie dei sentimenti con leggerezza e, soprattutto, di tenersi lontana dalle secche della volgarità, Benedetta follia riesce a giocare in maniera abbastanza convincente, come suggerisce il titolo, sul confine tra "sacro" e "profano" nella vita privata del protagonista, ex ribelle che con il tempo ha soffocato la propria esuberanza in favore di una rassicurante ma grigia routine. Verdone si conferma un attento osservatore della società che lo circonda, sottolineando come i rapporti amorosi (ma anche umani, più in generale) siano vittima della comunicazione social e dei dictat dello smartphone. Ma, a colpire in senso positivo, nonostante qualche caratterizzazione grossolana, è la verve "malincomica" che rimanda alle trovate del Verdone degli anni '90, in cui risate e momenti di intimità convivono spesso senza attriti. Tra le novità apportate da Nicola Guaglianone e Menotti, sceneggiatori del piccolo cult Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) qui alla prima collaborazione con Carlo Verdone, è da segnalare una incursione nel surrealismo puro, con tanto di coreografie musical (di Luca Tommassini) e colori psichedelici, che rimanda alle intuizioni dei frartelli Coen ma anche alla danza degli elefanti ubriachi di Dumbo (1941). Un film in cui il regista romano torna a confrontarsi apertamente con l'universo femminile, trovando in Ilenia Pastorelli una interprete genuina e spontanea al punto giusto, nonostante la banalità di alcune soluzioni nell'introdurre il suo personaggio.

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