La locandina del film "Bentornato Presidente"

Giuseppe Garibaldi, detto Peppino (Claudio Bisio), otto anni dopo essere stato Presidente della Repubblica, a fronte a una crisi di Governo viene nuovamente chiamato a Roma, stavolta per ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio. Peppino accetta l’incarico, ma solo per amore: vuole infatti riconquistare la moglie Janis (Sarah Felberbaum), che ha deciso di lasciarlo per tornare a lavorare nel mondo della politica romana, stanca della vita semplice in montagna nella quale il marito l’ha trascinata dopo aver rinunciato alla carica di Capo di Stato...

Scatenato sequel di Benvenuto Presidente! (2013), Bentornato Presidente è un instant movie con un taglio molto più fresco e pop rispetto al film precedente. Dietro la macchina da presa ci sono infatti i giovani registi Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, reduci dall’opera prima Metti la nonna in freezer (2018), creativi già autori di trailer satirici sulla politica di grande successo sul web (Inception Berlusconi) e con all’attivo delle collaborazioni televisive con Sabina Guzzanti. Se il primo film, in tempi di governi tecnici, spread e prime ansie populiste, metteva in scena in maniera piuttosto blanda un uomo comunissimo che si ritrovava casualmente al Quirinale, Bentornato Presidente fa il verso in maniera scatenata all’Italia del 2019, con una selvaggia vena parodica che non risparmia niente e nessuno, anche se di tanto in tanto indulge nella macchietta di grana grossa e gioca troppo d’accumulo: da Matteo Salvini, rifatto da Paolo Calabresi nei panni di Teodoro Guerriero, leader di Precedenza Italia, a Danilo Stella del Movimento Candidi, che ha il volto di Guglielmo Poggi ed è chiaramente una presa in giro di Luigi Di Maio, passando per il Presidente della Repubblica in carica Sergio Mattarella e per un PD il cui leader, eloquentemente, si chiama Vincenzo Maceria. Lo stile registico asseconda tale gusto fumettistico con un approccio quasi da graphic novel, tra didascalie tarantiniane e citazioni letterali da Il divo (2008) di Paolo Sorrentino (non a caso anch’esso prodotto dalla Indigo Film, in uno strano e forse voluto auto-omaggio), stacchi di montaggio arditi e musiche rock al servizio di movimenti di macchina davvero sopra la media, per cura e per impatto, in una commedia italiana. Anche il protagonista, divenuto “premier precario a chiamata”, fa il verso a Giuseppe Conte, diviso com’è tra la motosega della Lega e la mozione di sfiducia dei 5 Stelle. Il film di Stasi e Fontana graffia in più di un’occasione con crudele leggerezza (soprattutto sul versante della comunicazione politica totalmente asservita ai social network), anche se talvolta perde i giri giusti e approda a un finale, diviso tra trovate pirotecniche poco plausibili e buonismo d’ordinanza, sul quale si poteva fare decisamente meglio. Alquanto smaccata e gratuita anche la citazione letterale, non proprio giustificata, di Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti.

Nei cinema

Dal 28 marzo 2019

In TV

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