La locandina del film "I cento passi"
Una scena di "I cento passi"

La vera storia di Peppino Impastato (Luigi Lo Cascio), giovane distintosi per il suo impegno nella denuncia politica e sociale in una Sicilia dominata dalla mafia. Lottando contro le sue radici e ribellandosi al padre Luigi (Luigi Maria Burruano), non esita, con il tacito aiuto del fratello Giovanni (Paolo Briguglia), a denunciare pubblicamente don Gaetano Badalamenti (Tony Sperandeo), capo della malavita di Cinisi.

Cento passi misurano idealmente la distanza tra la realtà malavitosa e la stanca quotidianità della gente comune: sono gli stessi che separano la casa della famiglia Impastato da quella del boss Badalamenti. Marco Tullio Giordana parte da questa immagine e dirige un toccante film sulla mafia che si apre a un discorso più ampio sui contrasti familiari, sulla crisi di identità e sulla libertà di pensiero. Un'opera che, traendo spunto da una vicenda importante, supera i confini di genere, costruendo un vero e proprio viaggio di formazione che attraversa la dimensione della contestazione giovanile degli anni Sessanta e la seconda metà degli anni Settanta. Il regista mira al racconto di una provincia siciliana indifferente ai cambiamenti sociali e politici dell'Italia e mantiene l'equilibrio grazie a uno stile asciutto ed essenziale, giocando con il forte simbolismo degli aspetti scenici (i giochi di luci e ombre che scandiscono la narrazione). Qualche limite si riscontra in un disegno dei personaggi piuttosto stereotipato e in un ritmo efficace solo a fasi alterne, ma resta un film da vedere, impegnato e ben recitato. Presentato in concorso alla Mostra di Venezia, dove vinse per la miglior sceneggiatura (firmata da Giordana con Claudio Fava e Monica Zapelli).

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