La locandina del film "Chambre 212"
Una scena di "Chambre 212"

Maria (Chiara Mastroianni) è una docente universitaria che si ritrova a tradire più volte il marito. Abbandonato il tetto coniugale, prende una stanza in albergo che però dà sulla sua vecchia dimora.

Commedia agrodolce e dalle tonalità al contempo comiche e drammatiche, umorali e sentimentali, Chambre 212 offre al regista francese Christophe Honoré l’occasione di ritrovare la sua attrice feticcio Chiara Mastroianni e di costruire intorno a lei un variegato gruppo di personaggi, una farsa leggiadra senza troppe pretese, che però sconta, fin dall’inizio, un tono insignificante che ne pregiudica l’esito finale. La precarietà affettiva e sentimentale convive, infatti, con un malfermo registro fiabesco, sulla carta stimolante e fantasioso sul piano visivo, ma di fatto poco avvezzo a dare spessore ai personaggi, quasi tutti parigini borghesi impegnati in reciproche schermaglie. Una profondità che On a Magical Night (questo il titolo anglofono) a dire il vero nemmeno cerca, consapevole com’è della propria esilità e di una sceneggiatura piena di vezzi e figurine esili: anche il registro da commedia limita la brillantezza al minimo sindacale e i sorrisi nell’arco di tutta la visione sono sparuti e ridotti all’osso, oltre che incastonati all’interno di una trama macchinosa. Le scappatoie estetiche e la frizzantezza di qualche battuta non riescono così a far fare un auspicabile salto di qualità a quella che in più punti si presenta come una semplice fiaba romantica calata in un’atmosfera innevata, eccessivamente popolata da apparizioni spettrali e da troppi rimpalli tra passato e presente. Approssimativi e di carta velina anche gli omaggi cinefili cui Honoré sembra guardare, da Frank Capra riletto in chiave bourgeois-bohémien a quello, più sfacciato, a Rosebud e Quarto potete nel finale. Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2019.

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