La locandina del film "Cinquanta sfumature di rosso"

Cinquanta sfumature di rosso

Fifty Shades Freed

GENERE:

Drammatico, Erotico

NAZIONE:

Usa

Anno:

2018

Durata:

101 min

Formato:

col

Anastasia Steele (Dakota Johnson) e Christian Grey (Jamie Dornan) si sono sposati e devono tentare di portare avanti il loro matrimonio nonostante le difficoltà all’orizzonte non siano poche. Jack Hyde (Eric Johnson), ex capo di Ana, non ha però intenzione di lasciare in pace la coppia e i conti in sospeso verranno a galla…

Terzo e ultimo capitolo della saga erotica tratta dalla trilogia letteraria di straordinario successo della scrittrice E.L. James, Cinquanta sfumature di rosso mostra un’Anastasia Steele lontana dalla ragazza virginale, pura e insicura del primo film: ormai immersa nei panni della moglie, Ana è diventata anche la signora Grey, ma la subalternità della protagonista ai metodi prevaricatori del marito, dentro e fuori il talamo nuziale, è rimasta la stessa. La componente matrimoniale del rapporto tra i due non fa altro che aggiungere ulteriori punte di ridicolo involontario e misoginia (il maschio miliardario coercitivo ma in fondo amorevole e inspiegabilmente redento) a una confezione che ritroviamo puntualmente patinata e fasulla come già nei due film precedenti, dove ad assumere connotati sempre più solidi sono solo la noia e gli sbadigli. La vena sadomaso e porno-soft del rapporto tra Ana e Christian, ancora una volta posticcia e annacquata rispetto alle pagine del romanzo, si traduce in una mortificazione estetica ed etica dell’erotismo all’interno di una proposta commerciale che tenta di solleticare i pruriti sessuali di un pubblico sempre più generico, indifferenziato, assuefatto a fantasie insincere: tutto è meccanico e respingente, sia che si parli di manette e sex toys che di amore vero o presunto, con un corredo di dialoghi imbarazzanti e una playlist infinita di canzonacce pop. Sospeso tra romance di grana grossa ed erotismo sulla carta trasgressivo ma in realtà per educande, il risultato è un susseguirsi desolante di sequenze plastificate e rigidissime, dove la tensione si risolve nella maniera più sciatta e meccanica (la svolta thriller finale, “grande” novità del terzo film, dal punto di vista della resa formale è pietosa). James Foley, di nuovo dietro la macchina da presa dopo Cinquanta sfumature di nero (2017), raschia il fondo del barile, Dakota Johnson è imbambolata come sempre e l’esporsi fisico di Jamie Dornan non va mai oltre i peli pubici in bella vista. Imbarazzante.

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