La locandina del film "La ciociara"
Una scena di "La ciociara"

Seconda guerra mondiale. L'indipendente ciociara Cesira (Sophia Loren) fugge da Roma con la figlia Rosetta (Eleonora Brown) per rifugiarsi nella natìa Sant'Eufemia. L'incontro con l'intellettuale Michele (Jean-Paul Belmondo) cambierà la sua prospettiva, ma gli orrori del conflitto sono destinati a lasciare più di un segno.

Vittorio De Sica mette in scena l'omonimo romanzo di Alberto Moravia, sviluppando il tema bellico adattato al punto di vista popolano. La sceneggiatura di Cesare Zavattini punta alla semplicità e alla linearità e tratteggia la fondamentale incomprensione contadina per ogni tipo di cambiamento politico o sociale, concentrando nel personaggio dell'idealista Michele (colui che per primo intuisce cosa sia giusto e cosa sbagliato) tutta la moralità necessaria a un tema scomodo e disturbante. Lo schematismo narrativo e ideologico è evidente, ma la presenza esplosiva della Loren (perfetta in una parte che era stata pensata per l'apparentemente ben più calzante Anna Magnani) riesce a rendere il film quasi epico, con momenti di vita quotidiana funzionali a comprendere il necessario pragmatismo contadino e sequenze entrate di diritto nell'immaginario collettivo: memorabile la sequenza dello stupro in chiesa, condotta con delicatezza estrema mediante ellissi e doverose omissioni. Meno articolato e complesso rispetto ad altri film del regista, ma eticamente ineccepibile e onesto negli intenti, nonostante la produzione in grande stile. Da antologia la scena finale, con Cesira e Rosetta che si sciolgono in un abbraccio catartico e commovente. Pupella Maggio è la contadina che nasconde i figli disertori, Raf Vallone è Giovanni. Presentato in concorso al Festival di Cannes, dove la Loren vinse come miglior attrice, ottenendo anche un Oscar, un David di Donatello e un Nastro d'argento.

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