La locandina del film "I compagni"
Una scena di "I compagni"

In una fabbrica torinese di fine XIX secolo, dopo un grave incidente occorso a uno degli operai, i lavoratori vanno dal padrone per far diminuire le ore lavorative. Di fronte al rifiuto e grazie ai consigli dell'erudito Professor Sinigaglia (Marcello Mastroianni) inizierà un duro sciopero a oltranza.

I titoli di testa, dove alcune fotografie d'epoca scorrono veloci sulle note della Marcia della cinghia di Carlo Rustichelli, forniscono subito la connotazione storica della pellicola: Mario Monicelli vuole riscoprire il vero socialismo nato dall'esigenza di conquistare una vita migliore. La lotta di classe si sposa perfettamente all'idea di cinema corale che ha caratterizzato buona parte della sua carriera: I compagni è quindi un grande racconto in costante bilico tra la farsa e il dramma. Grazie a interpretazioni indimenticabili come quelle di Marcello Mastroianni e Folco Lulli, il film è capace di catturare lo spettatore, riuscendo a emozionare e suscitando riflessioni non banali sui conflitti di classe e sulle contraddizioni della Storia. La vecchia Torino nebbiosa e dalle fabbriche fumanti non fu ricostruita, bensì la produzione individuò in Croazia alcune location perfette per la storia. La fotografia di Giuseppe Rotunno, le scenografie di Mario Garbuglia e i costumi di Piero Tosi rendono ancor più straordinaria la messa in scena, dando all'intera narrazione un'accuratezza fondamentale per una ricostruzione storica ben riuscita. In Italia il film non ebbe un grande successo, il giudizio di merito venne preceduto da una superficiale lettura politica generale: la sinistra italiana vide nella commedia un rischio di parodizzazione, mentre l'area conservatrice fu scettica fin dal titolo, chiaramente evocativo. Si tratta, invece, di una bella pagina della storia del cinema italiano, capace di narrare le lotte e i drammi che caratterizzarono il passato. Sceneggiatura di Mario Monicelli, Age & Scarpelli nominata all'Oscar.

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