La locandina del film "Compromessi sposi"
Una scena di "Compromessi sposi"

Ilenia (Grace Ambrose) è una giovane fashion blogger di Gaeta, Riccardo (Lorenzo Zurzolo) un aspirante cantautore bergamasco: i due sembrerebbero non avere nulla in comune, eppure si innamorano perdutamente, tanto da decidere di sposarsi in fretta e furia. Purtroppo, tra i futuri consuoceri, Gaetano, sindaco di Gaeta (Vincenzo Salemme), e Diego Loperfido (Diego Abatantuono), imprenditore, è invece odio a prima vista. A unirli un solo obiettivo: impedire a ogni costo il matrimonio dei figli…

Il regista di Loro chi? (2015) e Ricchi di fantasia (2018), Francesco Micciché, si confronta una commedia sull’incontro-scontro di due uomini agli antipodi, con il corredo, non solo nuziale, di due famiglie altrettanto contrapposte. Il canovaccio è piuttosto esile fin dalle primissime battute e le gag regionali col procedere della narrazione degenerano troppo spesso in un fuoco di fila di battute malmesse e sgangherate. La sceneggiatura lavora col pilota automatico, i sorrisi sono sparuti e stiracchiati e le situazioni a effetto meccaniche e congegnate a tavolino. Salemme e Abatantuono incarnano gli stereotipi del meridionale e del settentrionale tra snodi grossolani, strizzate d’occhio al dualismo e alla contrapposizione fisica dei due protagonisti di Toto, Fabrizi e i giovani d’oggi (1960), modello di riferimento di tutta l’operazione, ed evidenti rimandi, tanto sornioni quanto faciloni, all’attualità politica Italiana. Il compromesso evocato dal titolo non è infatti solo quello cui sono costretti Gaetano e Diego in conseguenza dell’amore che lega i loro figli, ma anche l’approdo più naturale per un sindaco grillino puntiglioso e con il pallino dell’onestà (Salemme), pronto ad annoverare Grillo tra gli statisti insieme a Berlinguer e De Gasperi, e un milanese arricchito evidentemente post-berlusconiano, un direttore d’azienda simil-leghista (Abatantuono). Il finale precipita in picchiata verso un buonismo edificante e frettolosissimo, che coccola con fin troppa indulgenza l’arte di arrangiarsi come prerogativa tutta italiana ma non rinuncia, in compenso, a una punta di sana cattiveria da parte delle generazioni più giovani verso quella dei loro padri. Girato in gran parte a Gaeta su sceneggiatura firmata da Michela Andreozzi, Massimiliano Vado, Alessia Crocini, Fabrizio Nardi e Christian Marazziti.

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