La locandina del film "Il concerto"

Andrei Filipov (Aleksei Guskov), ex grande direttore al Bolshoj di Mosca esautorato sotto Breznev, vive facendo le pulizie nello stesso teatro. Quando, per caso, intercetta un fax con un invito per l'orchestra sinfonica a Parigi, decide di riunire i suoi vecchi colleghi (tutti messi all'indice e impossibilitati a suonare) e spacciarli per i componenti del Bolshoj. È l'occasione per finire il concerto interrotto e chiudere i conti con il passato e i suoi segreti.

La commedia drammatica di Radu Mihaileanu è stata accolta da un grandissimo successo in Europa alla sua uscita, e di questa ottima accoglienza di pubblico certo non si fa fatica a individuare i motivi. Si comincia da una storia melodrammatica e di facile presa, che tocca temi come le purghe del regime sovietico, l'antisemitismo, i figli perduti, l'ossessione degli artisti; una confezione di pregio ma senza particolari ricercatezze stilistiche; personaggi sopra le righe, spesso stereotipati ma tutti capaci di lasciare un certo impatto sullo spettatore; un finale di riscatto e commozione: tutti ingredienti inseriti furbescamente qua e là, con il fine di ingraziare lo spettatore con scelte che sfiorano spesso il ricattatorio. Ma, nonostante sia anche vittima di un minutaggio eccessivo, il film ha dalla sua qualche pregio degno di nota, a partire dal coraggio di lasciare parlare a lungo la musica e da un discreto finale, valorizzato dal Concerto per violino e pianoforte di Čajkovskij. Tra i (troppo generosi) riconoscimenti che gli sono stati tributati, anche un David di Donatello per il miglior film dell'Unione Europea.

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