La locandina del film "Copperman"

Afflitto da un ritardo mentale, Anselmo (Luca Argentero) è un uomo molto speciale che, nonostante l’età, vede la realtà con gli occhi di un bambino: per lui ogni cosa ha i colori delle fiabe e i magici poteri dei supereroi. Per superare le problematiche della vita, vestirà i panni di “Copperman”, un supereroe proprio come il padre che non ha mai conosciuto…

Il cinema sui supereroi, si sa, è una tendenza che negli anni Dieci del nuovo millennio è cresciuta a dismisura, soprattutto visto il grande successo dei prodotti Marvel. Non è però una pratica consolidata per il cinema italiano il rifarsi a tale filone, fatta eccezione per qualche tentativo come Il ragazzo invisibile (2014) e il sequel Il ragazzo invisibile – Seconda generazione (2018) di Gabriele Salvatores. Una chiave diversa al (sotto)genere del cinecomic cerca di darla Eros Puglielli con questa pellicola che parla di relazioni famigliari complesse e, soprattutto, di disabilità. Lo spunto iniziale e l’idea di trattare l’handicap come un possibile superpotere può incuriosire, ma il film perde purtroppo smalto fin dalle prime battute (inerenti a un flashback sull’infanzia del personaggio), non riuscendo a imboccare una strada precisa e mancando del tutto di quell’originalità che poteva trasparire dalle premesse. A lungo andare, infatti, Copperman si trasforma in una commedia romantica come tante, travestita da cinecomic, con personaggi che sfiorano spesso la macchietta e non riescono a incidere come gli autori avrebbero voluto. La regia è inoltre eccessiva con movimenti di macchina che appaiono forzati, mentre il copione scade spesso nella retorica, cercando di emozionare in maniera poco spontanea e furbetta. La sensazione, così, è quella di essersi trovati davanti un’occasione sprecata, interessante solo sulla carta e (praticamente) mai nella resa finale.

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