La locandina del film "Cuore selvaggio"
Una scena di "Cuore selvaggio"

Dopo aver passato due anni in galera per aver ucciso un uomo per legittima difesa, Sailor (Nicolas Cage) fugge lontano con l'amata Lula (Laura Dern): la madre di quest'ultima (Diane Ladd), però, si oppone alla loro relazione e mette un detective (Harry Dean Stanton) sulle loro tracce.

Non è affatto facile provare a etichettare Cuore selvaggio sotto un determinato genere: lo si potrebbe definire un road movie figlio del clima postmoderno, che mescola filoni diversi e riferimenti al passato della settima arte. In primis, naturalmente, bisogna menzionare Il mago di Oz (1939) di Victor Fleming, che viene costantemente citato, in chiave kitsch, nel corso della pellicola. Ma il film è anche l'unione tra il desiderio di libertà del cinema americano degli anni Settanta e quel senso di apparenza estetica superficiale (la giacca di pelle di serpente come status symbol del protagonista) tipico degli Ottanta: probabilmente è il modo migliore, per David Lynch, per inaugurare gli anni Novanta, un altro decennio che lo vedrà grande protagonista. Prendendo spunto dal romanzo di Barry Gifford, il regista americano tiene costantemente alto il ritmo del suo lavoro, aperto da un incipit esplosivo e proseguito da una serie di sequenze vibranti. Spesso, però, l'autore americano si fa prendere troppo la mano, esagera (seppur volutamente) con il grottesco e con le situazioni parodico-sentimentali (si veda il finale, in cui Cage intona Love Me Tender di Elvis Presley) e dà vita a una pellicola allo stesso tempo divertente, autocompiaciuta e dai risvolti pulp (la rapina finale), che può anche entusiasmare, ma solo a patto che si accetti il suo andamento totalmente sopra le righe. Non tutti i personaggi sono efficaci o necessari, ma il viscido Bobby Peru di Willem Dafoe rimane ben impresso nella memoria. Isabella Rossellini interpreta Perdita Durango, figura che sarà protagonista dell'omonimo film di Álex de la Iglesia del 1997. Cuore selvaggio, che fin dalle sue prime proiezioni ha sempre diviso la critica, ha vinto una contestatissima Palma d'oro al Festival di Cannes: in molti gridarono allo scandalo, ma il presidente della giuria Bernardo Bertolucci non aveva dubbi sulla scelta.

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