La locandina del film "Damsel"
Una scena di "Damsel"

Nella sterminata natura della frontiera occidentale americana, il solitario Samuel (Robert Pattinson) intraprende un viaggio per trovare Penelope (Mia Wasikowska), l'amore della sua vita. Porta con sé una chitarra, un pony e un anello di fidanzamento con il quale le chiederà di sposarlo. Non tutto, però, andrà come previsto.

Dopo essersi fatti conoscere con Kumiko, the Treasure Hunter (2014), i fratelli Zellner decidono di giocare con i generi e confezionano una commedia dell'assurdo mascherata da film western. Se le ambientazioni e lo scheletro narrativo rimandano ai grandi classici che hanno fondato le basi di questo filone (dalla natura sterminata al viaggio dell'eroe solitario), le intuizioni più brillanti di Damsel sono riscontrabili nelle decisioni più rischiose e meno convenzionali dettate da una sceneggiatura costantemente velata da una sottile ironia. Tuttavia il film, completamente bipartito, non riesce mai a ingranare la marcia adeguata arrancando per l'eccessiva durata e mettendo a dura prova la pazienza dello spettatore a causa di un ritmo a dir poco pedante. Più che a un progetto coerente e omogeneo sembra che i due registi abbiano dato vita a un insieme di sequenze sconnesse mirate a restituire un panorama desolato e desolante, ma incapaci di catalizzare l'attenzione dello spettatore. Robert Pattinson e Mia Wasikowska non fanno poi molto per risollevare le sorti di un progetto troppo debole per essere apprezzato. Presentato in concorso al Festival di Berlino nel 2018.

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