La locandina del film "Il diritto di contare"

Il diritto di contare

Hidden Figures

La matematica afroamericana Katherine Johnson (Taraji P. Henson), insieme alle sue colleghe Dorothy Vaughan (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monáe), prestò un contributo attivo presso la NASA per la corsa allo spazio: fu anche grazie ai loro incredibili calcoli che John Glenn (Glen Powell) riuscì a diventare il primo astronauta americano a compiere un’orbita completa intorno alla Terra.

Basato sul libro Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win The Space Race di Margot Lee Shetterly, il film di Theodore Melfi racconta la storia vera di un gruppo di donne che, in un’America immersa fino al collo nella discriminazione razziale, seppero ritagliarsi uno spazio per fare emergere le proprie straordinarie abilità di scienziate, contraddicendo i dettami dell’epoca che avrebbero voluto bollarle come esseri umani di categoria inferiore, ai quali destinare servizi igienici e mezzi di trasporto ad hoc. Una vicenda poco nota e dal valore estremamente paradigmatico anche per gli Usa di inizio 2017, alle prese con una delicata transizione presidenziale e con gli echi di un razzismo che il primo Presidente afroamericano alla Casa Bianca ha affatto silenziato. Se il film parla dunque in maniera ammirevole al cuore e al buon senso liberal dello spettatore moderno, il tasso di stucchevole retorica è davvero oltre il livello di guardia, tanto da renderlo un innocuo e rassicurante prodotto che non problematizza minimamente l’anima black, preferendovi una più ecumenica e diffusa melassa. Un'operazione discretamente diretta e con dalla sua buone interpretazioni ma anche telefonata e prevedibile, tra gli ultimi prodotti dell’era Obama ma tutt’altro che in grado di controbattere o incidere con strumenti adeguati in relazione all’avanzata di Trump. Estremamente prolissa la seconda parte. Tipico esempio di produzione Academy-friendly, con 3 nomination all’Oscar conquistate: alla regia di Melfi, alla sceneggiatura non originale e a Octavia Spencer come miglior attrice non protagonista. Gustosi ma abbozzati Kevin Costner e Jim Parsons nei panni dei comprimari; più fastidiosa Kirsten Dunst.

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