La locandina del film "Downsizing – Vivere alla grande"

Downsizing – Vivere alla grande

Downsizing

Per garantire un'esistenza migliore alla popolazione mondiale, in un futuro imprecisato la soluzione migliore possibile sembra quella di sottoporsi alla procedura di “downsizing”, ovvero un processo di miniaturizzazione irreversibile, in modo da ottimizzare le risorse disponibili. L’anonimo terapista Paul (Matt Damon), stanco della proprio routine quotidiana, compie il grande passo e inizia una nuova vita in scala ridotta: ma lo scenario che si vede costretto ad affrontare non è così idilliaco come immaginava. Dopo aver stretto amicizia con il nuovo stravagante vicino di casa (Christoph Waltz) e una volontaria vietnamita (Hong Chau), inizia un nuovo percorso di vita.

A quattro anni da Nebraska (2013), Alexander Payne dirige e co-sceneggia insieme a Jim Taylor un edificante racconto che parte da uno spunto apertamente sci-fi per ragionare sul mondo contemporaneo. L’idea di una realtà alternativa in scala ridotta permette al regista americano di suggerire o purtroppo, nella maggior parte dei casi, rendere manifesti tanti parallelismi con le contraddizioni dell’uomo (americano) contemporaneo. Il protagonista Paul, “uomo medio” a stelle e strisce, frustrato e schiacciato da una vita avara di soddisfazioni, intraprende un percorso professionale e sociale sempre più orientato verso il basso, che si contrappone, invece, a una crescita interiore dai contorni quasi fiabeschi. Payne in termini di regia lavora di fino, trovando soluzioni raffinate (la rosa gigante, ad esempio) nel contrapporre i mondi in scala diversa ed evita, saggiamente, continui passaggi da una realtà all’altra. Dopo una prima parte efficace, in cui l’agghiacciante procedura di miniaturizzazione assume contorni inquietanti e lascia intuire i lati negativi dell’operazione, il racconto si appesantisce di uno stucchevole sottotesto ecologista e si concentra su una pacchiana denuncia delle precarie condizioni del mondo in cui viviamo. Le ambizioni sono davvero troppe e mal supportate da un copione che guarda a modelli alti con scarso successo (può venire in mente lo splendido The Truman Show di Peter Weir). Matt Damon veste con credibilità i panni dello smarrito protagonista, alla continua ricerca di una occasione di riscatto esistenziale; quando invece prendono il sopravvento i personaggi di contorno, la scrittura si fa affannosa e pedante, la spontaneità lascia spazio alla predica retorica, la narrazione perde di vista il focus sulle criticità del “downsizing”. Spassosi Christoph Waltz e il “compare” Udo Kier. Scelto come film di apertura in concorso della Mostra del Cinema di Venezia 2017.

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Dal 25 gennaio 2018

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