La locandina del film "...e ora parliamo di Kevin"

...e ora parliamo di Kevin

We Need to Talk About Kevin

Eva Khatchadourian (Tilda Swinton), dilaniata da un senso di colpa a cui non riesce a dare un volto ben preciso, si dedica anima e corpo a crescere suo figlio Kevin (Ezra Miller). Tra i due si instaura un rapporto di amore e odio dai tratti sempre più inquietanti: le estreme conseguenze raggiungeranno il loro tragico apice alla vigilia del sedicesimo compleanno del ragazzo.

Le conseguenze di un atto totalmente scellerato compiuto da un giovane adolescente: ...e ora parliamo di Kevin indaga la tragicità e l'insensatezza della violenza attraverso un montaggio frammentato che, se da un lato, rende un po' macchinosa la coerenza narrativa, dall'altro riesce ad aumentare la tensione e il coinvolgimento emotivo con lo spettatore. Giunta al suo terzo lungometraggio, Lynne Ramsay sceglie di adattare il romanzo We Need to Talk About Kevin di Lionel Shriver, non solo perché si tratta di un tema ricco di spunti di riflessione, ma soprattutto perché, già dal testo, s'intuisce il potenziale narrativo che la regista ha ben messo al centro del suo obiettivo: quella sottile connessione tra istinto materno, femminilità e senso di colpa che permea l'intero film è ben evidenziata dal volto scavato ed emotivamente distrutto di Tilda Swinton, che qui ci consegna una delle sue migliori prove in assoluto. Perfettamente centrata anche la scelta di Ezra Miller nei panni dell'inquietante Kevin del titolo, con quel suo volto (e corpo) a metà strada tra il demoniaco e l'angelico. Ambiziosa e caparbia, la Ramsay si concede alcuni guizzi visivi quasi orrorifici: la confezione formale è accattivante, mentre qualche limite si segnala in una sceneggiatura leggermente ridondante. Musiche di Jonny Greenwood. Presentato in concorso al Festival di Cannes.

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