La locandina del film "Elle"

Manager di una importante azienda che implementa videogiochi, Michelle (Isabelle Huppert) subisce un efferato quanto fugace stupro all'interno delle mura domestiche. Sconvolta ma morbosamente coinvolta dall'accaduto, la donna cerca di tornare alla normalità. Ma l'assalitore, il cui volto è sempre nascosto da un passamontagna, si ripresenta non molto tempo dopo. La situazione cambia quando Michelle, nel tentativo di liberarsi con forza durante l'ennesima aggressione, svela l'identità dell'uomo...

A dieci anni esatti dal drammone spionistico ambientato durante la Seconda guerra mondiale Black Book (2006), Paul Verhoeven torna alle origini con un thriller psicologico beffardo e sardonico. Dietro a uno stile raffreddato quanto l'algida protagonista Isabelle Huppert (perfetta), si dipana una storia di false apparenze e doppie personalità, giocato tra reale e virtuale, in cui il regista olandese torna a dissacrare l'alta società con una serie di eccessi narrativi a volte solo abbozzati ma sempre ben calibrati. Un po' di Haneke, un po' di Chabrol, ma tanto Verhoeven nel far pulsare la vicenda attraverso sangue, sesso e liquidi organici, pur mantenendo un felice distacco che rielabora in chiave moderna la visceralità delle sue opere degli inizi. La carte vincente è il ricorso insistito della scrittura al registro grottesco, che permette di mettere in scena un tourbillon di situazioni stranianti che stemperano le (poche) scene di violenza. Un divertissement, ma raffinato e capace di (mal)trattare la borghesia con un cinismo notevole. Qualche momento di stanca e più di un passaggio macchinoso, ma il carosello dei personaggi è gustosissimo e la commistione di generi convince senza riserve. Sceneggiatura di David Birke, basata sul romanzo Oh... di Philippe Djian. Primo film in lingua francese di Verhoeven. Presentato in concorso al Festival di Cannes; vincitore di due Golden Globe (miglior film straniero e attrice).

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