La locandina del film "Eraserhead – La mente che cancella"
Una scena di "Eraserhead – La mente che cancella"

Henry Spencer (Jack Nance) è invitato a cena da Mary (Charlotte Stewart), decisa a fargli conoscere i suoi genitori. La madre della ragazza (Jeanne Bates) lo informa che Mary ha partorito prematuramente una strana creatura. Qualche tempo dopo, Henry si ritroverà a dover badare da solo a quel misterioso essere.

L'esordio di David Lynch è in assoluto una delle opere prime più analizzate, studiate e inquietanti dell'intera storia del cinema. È già una dichiarazione di una poetica pronta a maturare nei lungometraggi successivi: attraverso una scelta di atmosfere oniriche, industriali e surreali, Lynch ha creato un universo personale, difficilmente classificabile o inseribile in un determinato genere. Il percorso seguito dal protagonista è un incubo a occhi aperti, accompagnato da personaggi angosciosi (i genitori di Mary) e situazioni paranoiche: l'incontro con la madre e il padre della partner, la procreazione, una situazione claustrofobica (la nascita di un figlio non voluto) da cui è impossibile fuggire. Può essere letto come un film sull'“orrore della paternità”, simboleggiato da un figlio mostruoso, dalla testa simile a quella di un coniglio scuoiato. Lynch, come farà spesso nei suoi lavori futuri, riempie la sua pellicola di figure inquietanti come un uomo (un Demiurgo della storia?) che muove delle leve meccaniche, o come la Donna del termosifone, che nel suo teatrino canta «In Heaven, everything is fine» («In Paradiso è tutto ok»): ed è forse proprio la morte (il Paradiso?) l'unica speranza di fuga di Henry da una realtà disturbante e impossibile da vivere. La lavorazione fu molto lunga, a causa di diverse pause dovute alla ricerca del budget per completare l'opera, ma l'attesa è stata più che ricompensata. Il film, diventato presto un cult nei circuiti underground, aveva un fan d'eccezione: Stanley Kubrick.

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