La locandina del film "Fortunata"

Fortunata (Jasmine Trinca) è una ragazza madre della periferia romana alle prese con un ex marito violento e un grande sogno: aprire un proprio negozio da parrucchiera. Nonostante le mille difficoltà, la giovane riuscirà inaspettatamente a trovare qualcuno che l’apprezzi per quello che è, ovvero una donna sensibile e determinatissima.

Per il suo sesto lungometraggio da regista, Sergio Castellito torna a lavorare sia con la moglie Margaret Mazzantini, che questa volta firma una sceneggiatura originale, sia con Jasmine Trinca, dopo il deludente Nessuno si salva da solo (2015). Purtroppo, Fortunata è l’ennesimo passo falso dietro la macchina da presa di Castellito, prigioniero di un racconto che si sforza in tutti i modi di apparire anticonvenzionale, risultando invece pieno zeppo di cliché. Dai cinesi super integrati e “bravissimi coi soldi”, fino agli islamici preganti sulle rive del Tevere, il film inanella una serie infinita di banalità da cui nemmeno dei bravi interpreti come Accorsi e Borghi riescono a uscirne. Quello della coppia Castellitto-Mazzantini sembra quasi lo sguardo distante e distaccato verso un luogo (ameno) ben poco conosciuto: la toponomastica di Tor Pignattara, tra l’acquedotto alessandrino e i palazzotti fatiscenti non è sufficiente per raccontare il disagio. Va apprezzato lo sforzo di Jasmine Trinca, che ce la mette tutta per risultare credibile dando vita a un personaggio a cavallo tra lo stile di Micaela Ramazzotti e le prove della ben più inarrivabile Anna Magnani. Il film è stato presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2017.

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