Gabrielle (Marion Cotillard) proviene da un piccolo villaggio nel Sud della Francia, un luogo e un tempo nel quale, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, il sogno del vero amore non può che generare scandalo e attirarsi addosso accuse di follia. Data in sposa a José (Alex Brendemuhl), un umile lavoratore di origini spagnole che lei non ama, durante un soggiorno curativo sulle Alpi il suo cuore tornerà a battere per André Sauvage (Louis Garrel).

Melodramma debole e incolore tutto incentrato su una messa in scena del sentimento amoroso come negazione di sé e delle proprie pulsioni, Mal di pietre vuol rappresentare il grigiore quotidiano col quale convivere e fare i conti. Peccato che da tali prerogative il film di Nicole Garcia si lasci ben presto schiacciare, faticando a trovare mordente e originalità e imponendo allo spettatore un registro asfittico e di sola sottrazione. All'inizio tale componente può anche irretire, ma ben presto si traduce in una spada di Damocle controproducente che grava sull'intera operazione minandone il respiro complessivo. Troppo cadenzato il ritmo, e anche la dimensione epistolare alla lunga si fa troppo rituale divenendo più croce che delizia. Un film nullo ed estetizzante, che col passare dei minuti diventa la maniera di se stesso. Quello della Garcia è un cinema dalle ambizioni forzatamente e pretestuosamente autoriali, languido e laccato, e a conti fatti più mediocre che medio. Inerme e non esaltante la prova di una comunque volenterosa Marion Cotillard. Presentato in concorso al Festival di Cannes del 2016.

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Dal 13 aprile 2017

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