La locandina del film "Il genio della truffa"

Il genio della truffa

Matchstick Men

Una scena di "Il genio della truffa"

Roy (Nicolas Cage) e Frank (Sam Rockwell) sono una coppia di piccoli truffatori professionisti impegnati nella vendita di apparecchi per filtrare l'acqua a persone che non sanno di pagare la merce dieci volte il suo valore. I profitti fioccano, ma la vita privata di Roy è un disastro, senza relazioni personali significative e vessata da mille tic e inibizioni (l'uomo è agorafobico, ossessivo-compulsivo, fumatore accanito) mentre la depressione incombe. Quando le sue idiosincrasie iniziano a mettere in crisi la sua produttività criminale, Roy è costretto a chiedere aiuto a uno psicoanalista (Bruce Altman), mentre la sua vita avrà una svolta inattesa con l'arrivo di Angela (Alison Lohman), misteriosa quattordicenne che dice di essere sua figlia.

Prima incursione di Ridley Scott nella commedia, genere decisamente inconsueto per gli standard del regista britannico. Eppure questa prima volta funziona più che bene, grazie a uno script brillante e sofisticato (tratto dall'omonimo romanzo di Eric Garcia, adattato da Nicholas e Ted Griffin), a una regia puntuale e divertita e a un Nicolas Cage perfettamente in parte in un ruolo sopra le righe, abile nell'evitare di scadere nella macchietta. Uno sguardo cinico e disincantato sull'America dell'era Bush figlio: grottesca e spietata, ridicola e disperata, votata alla prevaricazione sui più deboli e a un individualismo crudele. Il tutto raccontato con brio e leggerezza, ma anche con una giusta e necessaria dose di cattiveria. Peccato quindi per un finale contradditorio, che cerca di essere riconciliante a tutti i costi, cozzando inevitabilmente con quanto visto in precedenza. Prodotto da Robert Zemeckis.

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