La locandina del film "Genius"

Le vicende professionali e personali dell'acclamato editore Maxwell Perkins (Colin Firth) che, nella New York degli anni '20, strinse un sincero rapporto di amicizia con lo scrittore Thomas Wolfe (Jude Law), portandolo al successo nello stesso periodo in cui contribuì a lanciare Ernest Hemingway (Dominic West) e Francis Scott Fitzgerald (Guy Pearce).

Basato sulla biografia Max Perkins: Editor of Genius (1978) di A. Scott Berg e scritto dall'acclamato sceneggiatore John Logan, il film d'esordio dell'inglese Michael Grandage, esponente di spicco all'interno del mondo teatrale britannico, è un convenzionalissimo dramma su una storia di amicizia e distacco che scomoda illustri personalità della letteratura del passato al solo scopo di ricreare un contesto minimamente attraente. Ma la ricostruzione d'epoca è superficiale e l'atmosfera che vorrebbe rievocare i ruggenti anni Venti appare alquanto dimessa e priva di dettagli significativi. Non bastano una fotografia desaturata e qualche incursione nel jazz per poter raggiungere la sufficienza, soprattutto se ad aggravare la situazione ci si mettono una regia frammentata e una pessima scrittura dei personaggi. Colin Firth monoespressivo, Jude Law fastidiosamente sopra le righe, per un racconto che procede secondo una scolastica giustapposizione di scene prive di trasporto emotivo. I sentimenti fanno capolino soprattutto nelle sequenze in cui compare Aline Bernstein (interpretata da una Kidman raramente così impacciata), la quale, dal 1925 al 1929, strinse un rapporto affettivo con Thomas Wolfe, che si ispirò a lei per il personaggio di Esther Jack ne II fiume e il tempo (1935).

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