La locandina del film "Ghost in the Shell"

Major (Scarlett Johansson), un singolare ibrido umano-cyborg, è alla guida di una task force speciale della polizia, incaricata di sventare i più pericolosi piani criminali. Grazie alle sue capacità, è l'unica in grado di scovare e affrontare un nemico capace di insinuarsi nelle menti cibernetiche, fino ad assumerne il completo controllo. Mentre si prepara allo scontro, scoprirà un’importante verità sul suo passato e sul mistero della sua esistenza.

In principio era il manga omonimo di Masamune Shirow, uscito nel 1989 e diventato presto di culto; poi c’è stato il film, Ghost in the Shell (1995) di Mamoru Oshii, uno degli anime più importanti del decennio. Ventidue anni dopo l’uscita di quel lungometraggio, questa trasposizione in live action di produzione americana snatura buona parte del senso del progetto originale. Il poco preparato regista Rupert Sanders – prima di questo film ha firmato soltanto Biancaneve e il cacciatore (2012) – si muove come un elefante in una cristalleria, incapace di cogliere la delicatezza e i ragionamenti più profondi e filosofici del testo di Shirow. Già dopo pochi minuti c’è spazio per una didascalica spiegazione del senso del titolo, sull’anima presente in una corazza apparentemente senza vita, che dimostra immediatamente la scarsa considerazione che gli autori del progetto hanno per gli spettatori. Ma, sequenza dopo sequenza, il film non migliora mai, adagiato su un’estetica da videogioco di terz’ordine, perennemente alla ricerca di una meraviglia visiva che non si raggiunge mai. Se gli effetti speciali sono dozzinali e più il regista cerca di risultare “visionario” più si dimostra grossolano dal versante visivo, altrettanti limiti stanno in una narrazione fredda, che non appassiona praticamente mai e che annoia senza sosta fino al pacchiano finale. Scarlett Johansson è fuori parte, ma fatta eccezione per Takeshi Kitano anche il cast di contorno (Juliette Binoche, compresa) si dimostra ben poco propenso a impegnarsi. Paradossalmente, è un film senz’anima, di cui si poteva fare tranquillamente a meno.

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