La locandina del film "Giovanna d'Arco"
Una scena di "Giovanna d'Arco"

Lorena, XV° secolo. La devota Giovanna (Ingrid Bergman) è una contadina che, sotto ispirazione divina, guida l'esercito francese del re Carlo VII (José Ferrer) a combattere gli inglesi nella battaglia d'Orlèans, salvo poi finire abbandonata da tutti e condannata al rogo per stregoneria.

Una Bergman pre-Rossellini e pre-esilio dalle grandi produzioni Usa (fino ad Anastasia, 1956) è la protagonista dell'ambizioso, ultimo film di Victor Fleming (1889-1949), che trae ispirazione dalla pièce Joan of Lorraine di Maxwell Anderson (anche sceneggiatore della pellicola insieme a Andrew Solt). Ma il regista statunitense decide di virare verso un orientamento strutturale più classico della storia, basandosi sulle vicende della santa bruciata sul rogo, dalle prime esperienze mistiche a Domremy all'incontro con Carlo VII (un bravissimo José Ferrer, qui al debutto cinematografico), sino alla condanna a morte. L'opera, nonostante tutte le nobili intenzioni, è un impacciato polpettone ben interpretato dalla protagonista, ma che ha poca anima. Due versioni (una ridotta a 100' e una uncut da 145', inedita per molti anni) e due premi Oscar (fotografia e costumi).

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