La locandina del film "Una giusta causa"

Una giusta causa

On the Basis of Sex

Una scena di "Una giusta causa"

Ruth Bader Ginsburg (Felicity Jones) è una delle nove donne che nel 1956 viene accettata al corso di legge dell’Università di Harvard, ma che, nonostante il suo talento, viene rifiutata da tutti gli studi legali proprio perché donna. Sostenuta dall’avvocato progressista Dorothy Kenyon (Kathy Bates), la donna apre un processo sul proprio controverso caso di discriminazione di genere.

È una storia di vita importante quella raccontata da questo convenzionale biopic firmato da Mimi Leder, regista che ha spesso diretto film di genere prevalentemente maschile come quello della fantascienza catastrofica, Deep Impact (1998), o d’azione, The Peacemaker (1997). Forse identificandosi un po’ nella vicenda di Ruth Bader Ginsburg, l’autrice ha raccontato una donna che ha lottato per la giustizia e che, nonostante il nutrito numero di oppositori, è riuscita a ottenere la sua vittoria in tribunale, creando con il processo un precedente nella storia legale statunitense. Indubbiamente una storia degna di essere raccontata, ma il tutto sembra piuttosto posticcio, sia nella narrazione che nella messinscena, tanto che la sensazione è che si abbia voluto cavalcare l’onda recente del MeToo, piuttosto che firmare un prodotto sincero e spontaneo. Felicity Jones, inoltre, manca del carisma necessario per la parte e si dimostra piuttosto mediocre così come il film di cui è protagonista. Un lungometraggio che gioca sul sicuro, senza rischiare niente, con dialoghi spesso grossolani e un andamento che non regala reali emozioni allo spettatore. Più coinvolgente sulla carta che nella resa, è un film che purtroppo si dimentica in fretta e che lascia la sensazione di aver assistito a un’occasione sprecata.

Nei cinema

Dal 28 marzo 2019

In TV

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