La locandina del film "Il giustiziere della notte"

La vita del chirurgo Paul Kersey (Bruce Willis) subisce un irreparabile scossone quando la moglie e la figlia vengono aggredite in casa, con la prima che perde la vita. Profondamente deluso dall’iter delle indagini e dall’inconsistenza della polizia, Paul decide di imbracciare le armi e di farsi giustizia da solo...

Remake del film del 1974 diretto da Michael Winner e con protagonista Charles Bronson, Il giustiziere della notte arriva a oltre quarant’anni di distanza dal predecessore, che all’epoca ebbe un buon successo e fece molto discutere, in particolare per il tema del vigilantismo e della tentazione della giustizia fai da te in un tessuto urbano in cui il confine tra disagio sociale e casuali, improvvisi episodi di violenza si andava facendo sempre più sottile. Il film di Eli Roth, cineasta compagno di merende di Quentin Tarantino divenuto celebre per Hostel (2005), modifica la professione del protagonista (non più un architetto, ma un medico) e lo cala nella Chicago di oggi, spostandolo dalla New York del film originale. Intuizioni che però lasciano il tempo che trovano e banalizzano l’impianto del vecchio film, che aveva una sua specificità ideologica e cinematografica a suo tempo rivendicabile e assolutamente non attribuibile al film di Roth: i riferimenti alla violenza dell’America di oggi sono solo una sfocata e pretestuosa cornice e tutta l’operazione sembra un mero pretesto per rinfocolare il mito action del duro a morire Bruce Willis, monocorde come non mai. Inconsistente e prolisso, con una prima parte che gioca di rimessa e una seconda più grezza e action ma non sempre pimpante, Il giustiziere della notte si concede anche il lusso di buttarla in caciara con delle esplosioni di violenza fumettistica in cui il regista ci tiene a evidenziare la sua cialtronaggine horror, qui però totalmente stonata e fuori controllo. La contraddizione più interessante fornita dal film è in fondo il paradigma del cambio di mestiere rispetto all’originale, che sposta il focus sul concetto di salvare le vite. Da segnalare che il film del 1974 ha avuto diversi sequel alimentari. Sceneggiato da Joe Carnahan.

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