La locandina del film "Glass"

Quindici anni dopo lo scontro con lo spietato "uomo di vetro", alias Elijah Price (Samuel L. Jackson), David Dunn (Bruce Willis) guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in tv non è altri che Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), ragazzo che porta con sé ben 24 personalità. Entrambi saranno catturati e mandati in un ospedale psichiatrico, dove una psichiatra (Sarah Paulson) proverà a convincerli che le loro capacità non hanno nulla di sovrumano…

Contemporaneamente sequel e crossover di Unbreakable – Il predestinato (2000) e Split (2016), Glass è la coerente conclusione di una trilogia che Shyamalan ha dedicato ai “supereroi”. Attraverso un’interessantissima riflessione sulla struttura narrativa dei fumetti, il regista di origine indiana dà vita a una pellicola i cui pezzi (di vetro?) devono essere ricomposti dallo spettatore durante la visione, prima delle numerose rivelazioni finali. Anche troppi, probabilmente, i colpi di scena, ma quello conclusivo è pienamente azzeccato nell’ambito dell’idea di ribaltamento e decostruzione del genere che il regista aveva operato fin dal primo lungometraggio della trilogia. Non è però soltanto una questione di plot twist (a cui Shyamalan ci ha abituato innumerevoli volte in carriera) in Glass, film che dimostra una grande attenzione ai personaggi e la capacità di approfondire efficacemente figure già trattate in passato: questo non vale soltanto per i tre protagonisti, ma anche per i “loro cari” che hanno un ruolo particolarmente significativo e toccante nel corso della pellicola. Alcuni momenti centrali sono un po’ fiacchi e dispersivi, ma nell’insieme è un prodotto che si può dire comunque riuscito, coinvolgente e dai buoni spunti visivi, oltreché narrativi: è in fin dei conti un suggestivo gioco mentale, una seduta di psicanalisi in cui anche gli spettatori sono chiamati a partecipare. I tre interpreti confermano di trovarsi particolarmente a loro agio nei panni dei rispettivi personaggi, ed è una vera e propria gara di bravura in cui quello che colpisce di più è ancora una volta James McAvoy in un ruolo che, dopo Split, continua ad affascinare e inquietare. Il risultato è un lungometraggio che alcuni potrebbero anche rifiutare, ma se si sta al gioco il godimento è assicurato e diversi spunti lasciano inoltre spazio a più di una riflessione al termine della visione.

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