La locandina del film "In the Name of the King"

In the Name of the King

In the Name of the King: A Dungeon Siege Tale

Una scena di "In the Name of the King"

Contadino che vive felice con la moglie e il figlio di nove anni, Farmer Daimon (Jason Statham) si unisce al re Konreid (Burt Reynolds) nella guerra contro i mostruosi Krug, dopo che questi gli hanno rapito la moglie. Inizierà una grande guerra per il regno di Ehb.

Ennesima trasposizione cinematografica da un videogioco firmata Uwe Boll, sorta di Ed Wood contemporaneo, considerato il peggior regista del mondo, che vive un conseguente rapporto di amore/odio con la critica. Come nel caso del precedente BloodRayne (2005), questa volta il regista tedesco ha a disposizione un discreto budget e soprattutto un buon cast, ma getta tutto alle ortiche girando un fantasy fuori dal tempo, con un'estetica vicina a quella delle serie tv anni '80 à la Fantaghirò (se non proprio agli agghiaccianti video medievalisti di epic metal band come Blind Guardian e Nightwish) e, soprattutto, evitando paradossalmente di mostrare ogni violenza. A ciò, bisogna aggiungere l'incapacità del regista di iniettare una piccola dose di auto-ironia nel film, impedendogli di diventare, quantomeno, uno “scult” che va ad arricchire le classifiche guilty pleasure dei tanti siti di settore. Colonna sonora metal inascoltabile. Razzie Award a Uwe Boll come peggior regista.

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