La locandina del film "In viaggio con Adele"

Aldo Leoni (Alessandro Haber), attore teatrale dal pessimo carattere, ipocondriaco e pieno di fisime, burbero e scostante, scopre di avere una figlia, Adele (Sara Serraiocco), affetta da un deficit psicologico decisamente ingestibile. Un viaggio in macchina attraverso la Puglia sarà l'occasione per conoscersi meglio e scoprire di essere più vicini del previsto.

Il regista Alessandro Capitani, autore dei folgoranti cortometraggi La legge di Jennifer (2013) e soprattutto Bellissima (2015), esordisce dietro la macchina da presa con un piccolo road movie scritto dal lanciato sceneggiatore Nicola Guaglianone e ricavato da un vecchio progetto accantonato del protagonista Haber, che firma anche il soggetto insieme allo stesso Guaglianone e a Tonino Zangardi. Il risultato è una storia piccola e fragile, ma animata da un candore spiazzante ed emotivamente molto forte, gravata tuttavia da tanti passaggi grossolani e da una tendenza a lavorare per macchiette, specie sui personaggi di contorno, che fatica a dare al film l’originalità che meriterebbe. Il viaggio, oltretutto, è mal percepito e di fatto inesistente tanto in scrittura quanto in regia, ma tale visione angusta del paesaggio e dei luoghi attraversati permette allo stesso tempo ai due protagonisti di creare un legame tutt’altro che dimenticabile, in cui l’energia mattoide e difficilmente censurabile di Adele fa i conti con la vita sbalestrata e in frantumi del personaggio di Haber, schiavo di nevrosi e insicurezze personali tanto malcelate quanto paralizzanti e invalidanti. Il loro rapporto è davvero la colonna portante del film, così forte e umano da spingere il cuore oltre l’ostacolo e da riscattare e far perdonare (almeno in parte) i difetti del film e il suo bozzettismo generale. In più di un’occasione l’innocenza sboccata di Adele, i suoi modi irrequieti, dolcissimi e isterici diventano per Aldo l’ultimo contraltare possibile per fare i conti col baratro e i fallimenti più o meno taciuti della sua esistenza. Il tutto in un dialogo a due voci in cui l’ebbrezza di una vita da tornare a prendere a morsi e il calore di un tenero, insperato contatto ravvivano e infiammano a più riprese il tessuto narrativo, che resta però rivedibile e non privo di crepe, eccessivamente sbalestrato e tirato in maniera schizofrenica da una parte all’altra. Finale da brividi sulle note di una cover da pelle d’oca di Life on Mars? di David Bowie. Bravissima Sara Serraiocco, che da pescarese si cimenta in maniera perfettamente credibile col dialetto foggiano, ma anche Haber si concede un ruolo notevolissimo. Presentato come film di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma 2018.

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