La locandina del film "L'intrusa"
Una scena di "L'intrusa"

Napoli, oggi. Giovanna (Raffaella Giordano) lavora in un centro sociale dove da anni cerca di dare un futuro ai bambini del quartiere educandoli alla correttezza e al rispetto. Un giorno andrà a chiederle aiuto Maria (Valentina Vannino), la moglie di un camorrista odiato da tutte le famiglie che popolano il centro. Giovanna si troverà così costretta a dover fare i conti una scelta morale molto spinosa.

Fedele a uno stile di ripresa grezzo e spontaneo che rimanda direttamente al cinema documentario (costantemente abitato dal regista), Leonardo di Costanzo firma un'operazione genuina e gradevole seppur non riuscita del tutto. Ambientato (quasi) interamente in un centro sociale di Napoli, il film riesce ad affrescare sapientemente il clima di tensione che si respira nella città seppur essa non sia mai esplicitamente sotto la lente della camera da presa. Peccato che dal punto di vista emotivo il regista non sia riuscito a lavorare con la medesima precisione: è tutto troppo esplicito in L'intrusa, tutto espresso in maniera didascalica, nulla è lasciato all'interpretazione dello spettatore. Adottando il punto di vista dei ragazzi protagonisti del film, Di Costanzo riesce comunque a raccontare una favola contemporanea cinica e crudele, mirata a trattare il tema dell'accoglienza e dell'importanza della componente umana in tempi in cui questo valore viene sempre più messo da parte. Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs 2017.

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