La locandina del film "It"

Derry, ottobre 1988. In un clima di terrore dovuto alla misteriosa sparizione di un numero sempre crescente di bambini, il piccolo Georgie Denbrough (Jackson Robert Scott) scompare senza lasciare traccia. Otto mesi dopo il fratello Bill (Jaeden Lieberher), incapace di rassegnarsi alla perdita, sarà costretto a battersi contro una forza malvagia che assume le sembianze del clown Pennywise (Bill Skarsgård): ad aiutarlo gli amici Richie (Finn Wolfhard), Ben (Jeremy Ray), Eddie (Jack Dylan Grazer), Beverly (Sophia Lillis), Stan (Wyatt Oleff) e Mike (Chosen Jacobs).

«Era successo qualcosa di nuovo. Per la prima volta da sempre, qualcosa di nuovo. […] Quei bambini. Un fatto nuovo. Per la prima volta da sempre». Andy Muschietti, classe 1973, affronta la titanica impresa di adattare per il grande schermo l'omonimo romanzo capolavoro di Stephen King, progetto a lungo bramato dai fan letterari che attendevano un'operazione maggiormente compiuta rispetto al precedente televisivo datato 1990: empatico ed emozionale, senza dubbio, ma tecnicamente piatto e illuminato solo dalla performance di uno straordinario Tim Curry. Ed era proprio l'incarnazione del novello Pennywise a preoccupare maggiormente gli appassionati; un onere poggiato tutto sulle spalle del giovane Skarsgård, il quale non delude, regalando un clown assassino e mutaforma destinato a rimanere impresso nella memoria. Muschietti dimostra di saper maneggiare la materia di base, asciugando intelligentemente le tematiche cardine di King (il cui senso profondissimo e sfumato costituiva un sfida a dir poco ostica) ed esplicitando metafore legate alle paure più profonde radicate nell'animo umano (notevole, in tal senso, il lavoro sul personaggio di Beverly, sospesa tra la voglia di crescere e la paura nei confronti di un padre molestatore). In questo adattamento si rimane saggiamente ancorati allo spirito del testo di partenza, senza per forza essere fedeli alla lettera: se nel romanzo gli eventi erano ambientati negli anni Cinquanta, qui ci troviamo traslati oltre trenta anni dopo; viene a mancare inoltre quell’alternanza temporale che segnava il lavoro di King (difatti ci sarà un sequel con i giovani protagonisti diventati adulti). Ma se il simbolico passaggio dall'infanzia all'età adulta, vero punto cruciale in tutta la bibliografia dello scrittore del Maine, riesce a risultare impattante soprattutto a livello visivo, ciò che convince meno sono gli snodi della sceneggiatura, a tratti raffazzonata e poco sciolta nel veicolare momenti di distensione (inerenti in particolare all'interazione tra i piccoli protagonisti). Notevoli, in ogni caso, le prove del cast; e alcune sequenze, di impianto puramente orrorifico, provocano più di un brivido. Scritto da Chase Palmer, Gary Dauberman e Cary Fukunaga.

Nei cinema

Dal 19 ottobre 2017

In TV

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