La locandina del film "Jumanji – Benvenuti nella giungla"

Jumanji – Benvenuti nella giungla

Jumanji: Welcome to the Jungle

Costretti a scuola in punizione, quattro ragazzi trovano un vecchio videogioco chiamato Jumanji: si ritroveranno incredibilmente catapultati all'interno della partita, ognuno con un proprio avatar, costretti ad affrontare un’avventura pericolosa e temibile, carica di insidie e di sorprese.

Sequel di Jumanji (1995), piccolo cult di Joe Johnston, quello diretto da Jake Kasdan (figlio di Lawrence) è un rifacimento che si appropria della matrice originaria per portarla verso altri territori e orizzonti dell’intrattenimento per famiglie, più contemporanei e di grana grossa. Il film originale infatti, animato da effetti speciali che hanno segnato l’infanzia di molti e da una contagiosa magia artigianale, viene soppiantato da un'avventura esotica godibile ma come tante altre, privata dell’interattività analogica che il vecchio lavoro con Robin Williams, pur con tutti i suoi limiti, sprigionava da ogni poro. In questo caso, quattro amici male assortiti i (i cui avatar sono interpretati da Dwayne “The Rock” Johnson, Jack Black, Kevin Hart e Karen Gillan) danno vita a un film per famiglie gradevole ma troppo meccanico, carico di ironia elementare e grossolana, scritto e pensato con approssimazione – dopo la prima ora, abbastanza efficace, lo stupore e l’interesse scemano progressivamente – e senza alcun reale legame con il titolo originale. I singoli personaggi sono tratteggiati con bidimensionalità, seppur le metamorfosi in avatar siano piuttosto divertenti, almeno nelle prime battute (il secchione smunto che diventa The Rock, la bellona maniaca di Instagram nei panni di Jack Black). Kasdan si mostra interessato solo alle parentesi comiche e dimentica colpevolmente per strada la sospensione dell’incredulità, che fa capolino solo in una manciata di momenti incisivi che si devono quasi tutti alla verve iconica di Dwayne Johnson.

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