La locandina del film "Jupiter's Moon"
Una scena di "Jupiter's Moon"

Un giovane immigrato (Zsombor Jéger) viene ferito dalla polizia di frontiera mentre cerca di oltrepassare illegalmente un confine. In suo aiuto giunge un uomo (Merab Ninidze) che vede nel ragazzo una fonte di guadagno in quanto è l'unico essere umano in grado di… poter volare. Per i due inizia così una fuga costante alla ricerca di soldi ed di un posto sicuro dove stare.

Seppur il titolo porti a pensare a un film ambientato lontano anni luce dalla nostra realtà, Jupiter's Moon è calato in tutto e per tutto nell'Europa contemporanea: ci sono i confini, i fuggitivi, gli inseguitori, i clandestini e la disperazione che sfocia in un istinto di sopravvivenza totalizzante. L'idea di accogliere un nuovo "Messia", capace di donare speranza grazie ai suoi miracoli, invece che respingerlo o emarginarlo, è alla base dell'opera firmata da Kornél Mundruczò, il quale adotta uno stile visivo a sua volta contemporaneo per cercare di dare maggior risalto al contenuto del film. Purtroppo però, il progetto non riesce a trovare alcun altro elemento di interesse, insistendo per tutta la sua durata su un'unica idea narrativa (i profughi vengono salvati solo se possono essere sfruttati), interessante ma che viene riproposta in maniera estenuante e pedante fino all'eccesso. Se alcune sequenze restituiscono comunque un buon impatto cinematografico (l'inseguimento in auto su tutti), complessivamente manca la forza necessaria per lasciare il segno come si dovrebbe. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2017.

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