La locandina del film "The Kindness of Strangers"

The Kindness of Strangers

The Kindness of Strangers

GENERE:

Drammatico

NAZIONE:

Danimarca, Canada, Svezia, Germania, Francia

Anno:

2019

Durata:

112 min

Formato:

col

Una scena di "The Kindness of Strangers"

New York. Senza una dimora fissa e in gravi ristrettezze economiche, la giovane Clara (Zoe Kazan), pur conducendo una vita dignitosa, vive di piccoli espedienti insieme a due figli piccoli, nel tentativo di lasciarsi alle spalle un padre ingombrante e un marito violento. La sua esistenza prende una piega diversa quando incontra Alice (Andrea Riseborough), infermiera impegnata a fornire aiuto alle persone bisognose, e Marc (Tahar Rahim), ragazzo benestante emotivamente fragile, proprietario di un lussuoso ristorante nel cuore di Manhattan.

La regista e sceneggiatrice danese Lone Scherfig, che aveva messo d'accordo critica e pubblico con An Education (2009), gioca la carta del ritratto femminile contemporaneo, attraverso una storia vagamente corale che tratta con sfacciata insistenza il disagio dei giorni nostri in termini di carenza di risorse e di affetti umani. Il quadro proposto dall'autrice diventa, fin dalle prime battute, un apologo che guarda a un’esistenza difficile secondo dinamiche sempre edulcorate e scontate, con la miseria sempre attutita dal compromesso. La realtà portata in scena vive di una sospensione a tratti stucchevole, con il paesaggio urbano visto goffamente come un luogo ostile capace di riservare però momenti di incanto (basti pensare all'uso della musica, agli scorci innevati, al contrasto tra i distretti popolari e la scintillante Manhattan). La retorica dei buoni sentimenti è sempre oltre il livello di guardia, e il sentimento di vicinanza verso la protagonista è minato dalla superficialità dell'insieme, dalla patina con cui viene affrontata la sofferenza, dalla banalità sconfortante con cui sono concatenati gli eventi. Appiattito da una fiacca direzione degli attori, il film trova qualche intuizione azzeccata solo nel contrasto che si genera tra i vari personaggi, con la figura maschile vista attraverso prospettive diametralmente opposte tra loro. Un'opera mossa da buone intenzioni che non riesce nemmeno a essere un compitino discretamente eseguito, a causa di alcune sequenze che risultano quasi fuori contesto, soprattutto quando si vuole mettere in scena la violenza. Tahar Rahim, attore di talento che ha lavorato, tra gli altri, con Jacques Audiard, Asghar Farhadi, Fatih Akin e Kiyoshi Kurosawa, è qui ai minimi storici, costretto a gestualità meccaniche e a uno spirito filantropico accettabile solo in una soap opera. Generosamente presentato come film d’apertura in concorso al Festival di Berlino 2019.

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